Uruguay, meno finito e più wet blue



Erano 3.608 gli addetti in conceria nel 2005, sono scesi a 2.706 alla fine dello scorso anno. Vive un momento di crisi l’industria conciaria nell’Uruguay, con una riduzione di finito e un aumento della vendita del wet blue. Questo cambiamento si legge anche nei dati: nel 2011 le esportazioni in valore, 250 milioni di dollari, furono inferiori del 20% rispetto al 2007.
Le tre principali concerie del Paese sono Zenda, Bader e Pauycueros. La prima conta circa un migliaio di addetti nel solo Uruguay e una capacità di 4 mila pelli al giorno. Dal 2009 è sotto il controllo di Manfrig, gruppo brasiliano che da qualche mese ha rilevato il 100% delle azioni (nella foto, l’articolo pubblicato da un quotidiano locale). Il direttore generale José Luis Rodríguez attribuisce la causa della riduzione di ordini alla domanda internazionale, tuttavia alla base dei problemi di Zenda ci sarebbero le difficoltà dell’industria automobilistica, prima destinazione delle sue pelli (Audi e Bmw i primi clienti). In Bader Uruguay, filiale locale della casa madre tedesca anch’essa specializzata nell’auto (Mercedes e Bmw), le responsabilità sono ricondotte principalmente al cambio del peso uruguayano che, dicono, “complica molto il tema salariale e i costi del lavoro, essendo 100% esportatori”. L’investimento di Bader Rincón de la Bolsa risale al 1998: oggi occupa 520 addetti.
Il problema dell’Uruguay è quindi originato dalla scarsa competitività dei suoi prodotti. Il punto di forza è nel grezzo, particolarmente adatto alla trasformazione per gli interni auto. Ciò spiega perchè le pelli, pur avendo un mercato di destinazione, tendano sempre più a uscire in blu. Lo sarebbe ancor di più se il governo non avesse corrisposto un incentivo sotto forma di detrazione fiscale a chi esporta finito: è pari al 10%, contro il 4% di chi vende il semilavorato.

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