La svizzera Riri-Oerlikon vuole chiudere la toscana Amom, licenziandone i 70 dipendenti. Il Tribunale di Bologna accoglie le richieste di Aeffe e dispone misure cautelari fino al 6 febbraio, lasciando in posizione rischiosa fino a 210 lavoratori tra San Giovanni in Marignano e Milano. Migliorano, ma restano in rosso, i conti del brand inglese Smythson che produce a Calenzano (Firenze).
Sulla filiera picchia ancora la crisi
Ha fatto il giro dei media il licenziamento dei 70 lavoratori della Amom, impresa attiva nel settore della bigiotteria con sede a Badia al Pino (Arezzo) di proprietà del gruppo Riri-Oerlikon. Perché è avvenuto il 31 dicembre con una videochiamata singola: licenziamento per cessazione attività a partire dal 2 gennaio 2026. Sono intervenuti i sindacati per chiedere il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di ammortizzatori sociali, ma hanno ricevuto risposte negative dalla proprietà svizzera. Lo scrive La Nazione. Il prossimo 14 gennaio è previsto un incontro in Regione Toscana.
Il futuro del gruppo Aeffe
Il Tribunale di Bologna ha accolto le richieste del gruppo Aeffe. Con riferimento alla procedura di composizione negoziata della crisi (CNC) della società e della controllata Pollini, in data 30 dicembre 2025 ha concesso misure cautelari fino al 6 febbraio 2026. Un provvedimento che ha tenuto conto anche della relazione dell’esperto designato nella procedura di CNC. Secondo la relazione, riporta il sito Borsa Italiana, ci sarebbero “elementi di concretezza nelle prospettive di risanamento”. Resta a rischio la posizione di 210 lavoratori tra San Giovanni in Marignano e Milano.
Intanto, Smythson
Il marchio di pelletteria Smythson riduce drasticamente la perdita nonostante il calo del fatturato. Nel bilancio chiuso a marzo 2025, il fatturato è stato di 23,29 milioni di sterline, con un calo del 14,5% rispetto al precedente esercizio. La perdita netta si è però ridotta da 6,6 milioni a poco più di un milione. Tra le cause che hanno portato a questo risultato c’è la chiusura del flagship store londinese di New Bond Street avvenuto nell’anno fiscale 2024. La rinuncia ha ridotto i ricavi del marchio, ma ha portato benefici economici. L’azienda ha affermato di essere ora in una posizione migliore per esplorare nuove sedi, per aprire negozi redditizi e aumentare la visibilità del proprio marchio. Lo scrive Fashion Network. (mv)
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