Alaïa pesa sui conti di Richemont e il caso Mulier agita le acque

Investimenti, rilanci e aperture strategiche non sono bastati a riportare Alaïa in acque tranquille e ora la casa madre Richemont affronta il caso Mulier. Secondo Glitz.Paris, infatti, il futuro della maison sembrerebbe legato a doppio filo al suo direttore creativo Pieter Mulier. Per più di una ragione: nelle ultime settimane il designer belga è salito in cima alla lista dei papabili per la successione da Versace. E nel frattempo, i conti della madre restano in rosso nonostante un incremento significativo delle vendite.

Il caso Mulier

La possibilità che Pieter Mulier potesse lasciare Alaïa per approdare da Versace è iniziata a circolare da inizio dicembre, da quando il marchio della Medusa è rimasto senza direttore creativo dopo l’uscita di Dario Vitale. Oltre ai rumors, però, la candidatura di Mulier è sostenuta da un ulteriore elemento: il suo legame con Raf Simons, attuale co-direttore creativo di Prada, che ha concluso l’acquisizione proprio di Versace alla fine del 2025. Come sottolinea Glitz, quello tra i due designer è un rapporto non solo personale ma anche professionale. Oltre a Dior, Mulier ha affiancato Simons in maison come Calvin Klein e Jil Sander.

Un colpo durissimo per Richemont

Una possibile uscita, quella di Mulier, che azzopperebbe Richemont. Il gruppo ha infatti investito pesantemente nel rilancio del marchio proprio puntando sulla sua visione creativa, considerata essenziale per restituire identità e desiderabilità alla maison. Senza di lui, l’intero progetto rischierebbe di perdere coerenza. Nonostante un balzo delle vendite tra il 2024 e il 2025, da 96 a 146 milioni di euro, Alaïa continua a registrare perdite significative, con un rosso di 11 milioni nell’ultimo esercizio. Un risultato che si somma ai 19 milioni di perdita dell’anno precedente, portando il totale a 39 milioni. Tra gli investimenti più ambiziosi figura, per esempio, l’apertura del flagship store in Rue du Faubourg Saint-Honoré. Un progetto abbastanza costoso visto che solo la cauzione è costata 1,5 milioni di euro, mentre l’acquisto dell’edificio ha richiesto un esborso di 170 milioni.

Gli altri problemi

A complicare un quadro già inclinato, ci sarebbero i contenziosi con alcuni dipendenti e fornitori, che hanno comportato ulteriori accantonamenti e blocchi di capitale. E anche le difficoltà legate ad un’altra maison del gruppo, Delvaux, che ha chiuso il 2024 in perdita. Chissà se le sirene di Versace, che potrebbero presto ammaliare Mulier, non facciano suonare un campanello d’allarme in casa Richemont.

Foto Mulier e Maison Alaïa

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