Caporalato, Prada intensifica gli audit e taglia 222 fornitori

Caporalato, Prada intensifica gli audit e taglia 222 fornitori

Prada intensifica gli audit e taglia 222 fornitori. Dal 2020 il marchio ha condotto oltre 850 ispezioni ai fornitori della sua filiera. Solo nel 2025 su 188 ispezioni, 43 non hanno superato la prova e sono stati tagliati fuori. Sono i numeri dell’inchiesta pubblicata dal Financial Times, a cui Prada ha detto di adottare “tolleranza zero” attraverso severi controlli. Il gruppo, che non è sotto inchiesta, figura tra quelle aziende a cui i PM milanesi hanno chiesto di fornire loro informazioni sulla catena di fornitura. Intanto a Roma salta (di nuovo) lo scudo penale per gli imprenditori accusati di caporalato.

Prada taglia 222 fornitori

Prada ha formato un team interno di 11 dipendenti per controllare la propria catena di fornitura, composta da un migliaio di fornitori. Il team collabora anche con consulenti esterni per l’elaborazione degli audit. Oltre alle ispezioni in azienda (comprese le sorveglianze notturne all’esterno degli stabilimenti dei subappaltatori), la società di moda analizza il fatturato, il numero dei dipendenti e perfino dove si trovano le sedi centrali dei fornitori. Non solo. Viene chiesto loro di fornire documenti relativi ai pagamenti effettuati a terzi per evidenziare potenziali subappalti non autorizzati.

 

 

I riscontri

Questo sistema di controllo è stato messo in atto da Prada a partire dal 2020 e oltre un quarto delle ispezioni ha portato alla risoluzione dei contratti. In alcuni casi l’azienda ha riscontrato gravi violazioni del diritto del lavoro, come la presenza di dormitori all’interno delle fabbriche. E dal 2020 ha interrotto i rapporti con 222 fornitori. Il tasso di rescissioni “è diminuito nel corso degli anni perché abbiamo adottato un approccio di tolleranza zero”, ha affermato Prada al quotidiano britannico. Lo stesso gruppo ha dichiarato che è “molto difficile per le aziende controllare una catena di fornitura altamente frammentata e complessa come quella della produzione di lusso”, ma che stava impegnando “risorse significative” in questo sforzo.

Salta lo scudo penale

Sempre sul tema della legalità della filiera produttiva italiana della moda, i media sottolineano l’assenza (per la terza volta) della cosiddetta norma “salva imprenditori” o “scudo penale” dal testo del decreto sul Pnrr all’esame del Consiglio dei ministri. Tale norma prevedeva la non condannabilità degli imprenditori che riconoscono salari non conformi ai principi costituzionali. La norma era stata prima inserita e poi eliminata dalla Legge di Bilancio, poi dal Milleproroghe, prima di riapparire e sparire dalle bozze del decreto Pnrr. Lo evidenzia il Corriere della Sera. (mv)

Foto Prada

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