Il fiume Tijuana è inquinato: “Sembra il Bangladesh”. Autorità USA contro conceria messicana

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Nella baia di San Diego si formano acquitrini d’acqua colorata. I Border Patrol (la Polizia di Frontiera) della Contea che si sono immersi nelle acque del fiume Tijuana, ne siano usciti con irritazioni cutanee e stivaletti logorati. Un servizio del canale televisivo ABC10 (nella foto, un frame), in apertura, paragona le condizioni del corso d’acqua, che origina in Messico, ma si immette nell’Oceano in territorio (balneare) statunitense, a quelle dei fiumi di Cina, Bangladesh, India e Indonesia. A San Diego (California) all’allarme sociale per l’inquinamento del Tijuana, dove le autorità hanno trovato cadmio, cromo, arsenico e altro ancora, si aggiunge la polemica. Sul banco degli imputati ci sono le attività industriali messicane, accusate di sversare reflui non trattati nel fiume. In particolare, l’Istituto USA per la conservazione del Tijuana accusa una conceria sita nell’omonima città messicana, che riverserebbe coloranti e rifiuti industriali nel fiume senza remore: “Nel Tijuana troviamo elementi chimici – dice alla TV un ricercatore – che in un fiume semplicemente non hanno diritto di esserci”.

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