La sentenza della Corte Suprema non ha chiuso la Trade War, anzi

La sentenza della Corte Suprema non ha chiuso la Trade War, anzi

Chi pensava che la Corte Suprema potesse chiudere una volta e per tutte la Trade War trumpiana si sbagliava di brutto. Dalla mattina del 24 febbraio è in vigore (anche se non ancora formalizzato), per aggirare la sentenza (inappellabile) del 20, il nuovo dazio globale del 10% previsto dalla Casa Bianca sulle importazioni negli USA. Tariffa che, vale la pena ricordarlo, può salire al 15%. L’Europarlamento, intanto, rinvia il voto sull’accordo già trovato per gli scambi tra le due sponde dell’Atlantico: “Sono cambiate le premesse”.

La Trade War non è chiusa

Il 20 febbraio la Corte Suprema ha negato le basi giuridiche della guerra commerciale del presidente Donald Trump (in foto). Perché le toghe non riconoscono la sussistenza delle ragioni di emergenza evocate dalla Casa Bianca, del presupposto giuridico cioè dell’accentramento delle politiche doganali. I dazi non sono mai piaciuti agli operatori del prodotto moda. Matt Priest, presidente dell’associazione dei retailer calzaturieri FDRA, esultava su LinkedIn: “La sentenza segna un passo importante verso la creazione di un mercato meno imprevedibile e più competitivo per le aziende e i consumatori americani. La sentenza offre un sollievo in un momento in cui le pressioni sui costi sono significative e apre le porte alla collaborazione tra il settore e la politica sulle politiche commerciali”. La distensione, però, è durata poco.

 

 

Nuove tensioni

A Bruxelles, intanto, hanno rinviato la ratifica dell’accordo commerciale pattuito in estate con la Casa Bianca. “Le basi legali sono cambiate: ci sono nuove tariffe totalmente diverse dalle precedenti – sono le parole del relatore all’EuroParlamento sull’intesa UE-USA, Bernd Lange –. Molti prodotti al 15% non sono coperti dagli accordi. Ci sono molti elementi incerti”. Già, perché Trump non ha lasciato alla Corte Suprema l’ultima parola. “La Section 122 del Trade Act del 1974 – racconta il Corriere della Sera – è una norma poco utilizzata che consente al presidente di imporre temporaneamente dazi fino al 15% per motivi legati agli squilibri della bilancia dei pagamenti. Su questa base nasce il 10% entrato in vigore il 24 febbraio”. Il nuovo dazio ha una durata massima di 150 giorni, dopodiché avrà bisogno di un passaggio parlamentare. Ne sentiremo ancora parlare.

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