L’arte dei maestri profumieri di Grasse diventa patrimonio dell’Unesco: ma non sarebbe esistita senza concia

Nata a sostegno dell’industria conciaria locale, poi cresciuta a suo discapito approfittando di un più favorevole regime fiscale, l’arte dei maestri profumieri di Grasse è stata riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.  Un riconoscimento di cui gli addetti ai lavori sono molto orgogliosi, ma che affonda le radici non nel temperato terreno della Costa Azzurra (come le rose), ma nella pelle. Già, perché “la cultura della pianta con il profumo e della loro trasformazione” (come scrive UNESCO), nasce nel XVI secolo come indotto dell’area pelle locale: serviva le concerie, che avevano bisogno delle erbe per le ricette di concia, e dei guantai, che profumavano il prodotto prima di metterlo in commercio. La Grasse di epoca moderna ha visto le sue due anime produttive svilupparsi in parallelo, fino a quando l’industria delle fragranze, è l’affresco della città nel XVIII secolo descritto Patrick Süskind nel thriller storico Il Profumo, si emancipa dal suo antico committente dedicandosi in prevalenza ai clienti privati. Il sorpasso, per così dire, arriva con la Rivoluzione Francese e la Restaurazione: “Una fiscalità eccessiva determina la rapida regressione della conceria a vantaggio della profumeria – racconta il sito de Musees de Grasse –, che conosce un forte sviluppo grazie al miglioramento dei procedimenti tecnici”.

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