Macchinari, poli, reti: la filiera della pelle si riorganizza

Macchinari, poli, reti: la filiera della pelle si riorganizza

La filiera della pelle si riorganizza. E lo fa perché sta vivendo una trasformazione che non riguarda solo i grandi marchi, ma l’intero sistema produttivo. A monte, tra macchinari e tecnologia, le acquisizioni stanno accelerando e ridisegnando gli equilibri. A valle, concerie, accessori e poli produttivi seguono la stessa traiettoria, spinti da investimenti e nuove esigenze dei clienti. Il risultato è un settore che si consolida, si ridisegna, stringe alleanze. Sul mensile di gennaio La Conceria, nell’articolo “L’unione fa la filiera: Una scelta naturale o obbligata?” raccontiamo numeri, strategie e retroscena di questa metamorfosi.

La filiera della pelle si riorganizza

Il movimento più evidente arriva dal mondo dei macchinari, dove l’innovazione corre più veloce delle singole imprese. L’ultima operazione (avvenuta a dicembre 2025) è quella che vede Todesco confluire nel gruppo Gemata. E ci racconta dell’ennesimo tassello di un percorso iniziato oltre vent’anni fa con l’acquisizione di Rollmac, poi Linta e poi Costa. La logica dietro all’ultimo merger con Gemata è comunque chiara: per restare competitivi servono investimenti continui, cataloghi più ampi, capacità di rispondere a clienti sempre più strutturati. Accanto alle acquisizioni, emergono modelli cooperativi come Italtannery Project (che riunisce aziende come Bergi, Bertech, Erretre, Fratelli Carlessi, GER Elettronica, I-Tech e Hüni) accomunate dalla stessa visione tecnologica e dalla convinzione che la sostenibilità richieda sinergie reali, non slogan. E poi c’è Comelz, che dopo l’ingresso del fondo NB Renaissance Partners ha integrato competenze meccaniche, digitali e software rilevando Camoga e Develer.

 

 

Cambia la geografia produttiva

La spinta all’aggregazione non si ferma ai macchinari. I poli produttivi, da Gruppo Florence a MinervaHub, da Pattern a Hind-Holding Moda, hanno dato un’accelerazione decisiva, mostrando come l’unione possa diventare un fattore di stabilizzazione e non solo di controllo. Nel mondo conciario, l’esempio più recente è Itan Group: cinque concerie toscane (La Scarpa, Montana, Naturaleather, Meridiana e Arké) che uniscono competenze, impianti e logistica per affrontare un mercato che richiede certificazioni, tracciabilità e capacità industriale. Anche le reti territoriali si muovono: nelle Marche nasce Nos Project Team, una minifiliera dei fondi per calzature formata da Dami, Del Papa e Top Model, che punta su innovazione condivisa e servizi comuni. E nel settore degli accessori metallici, realtà come Italmetal scelgono la via dell’acquisizione per crescere in solidità e presenza commerciale.

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