Marenzi (Confindustria Moda) contro Berlino: “Colpa loro se non abbiamo legge europea sul Made in obbligatorio”

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Se manca in sede europea una legge sull’obbligatorietà del Made in e se, peggio ancora, questa non si vede neanche all’orizzonte, ci sono un mandante politico e dei responsabili. Il primo è la Germania, che si è intestata in Commissione il ruolo di capofila dei contrari a una norma severa sull’etichettatura, mentre nel secondo gruppo compaiono quei Paesi che non hanno più una vera e propria manifattura nazionale. È l’accusa che Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, lancia contro Berlino: “La tracciabilità per avere un valore deve essere imposta da un ente terzo, pubblico, altrimenti non ha senso – le sue parola a MFF –. Ma tutte le lotte che abbiamo fatto in questi anni, prima di me e con me, a Bruxelles hanno avuto lo stesso risultato, cioè zero. Perché? Semplice, tutti i Paesi del nord, capeggiati dalla Germania, non vogliono l’obbligatorietà della certificazione d’origine. Per una ragione semplicissima – spiega –, perché loro, Germania in testa appunto, non producono più niente, assemblano e basta”. Questo non vuol dire che Confindustria Moda, unita nella battaglia con Sistema Moda Italia e Assocalzaturifici, abbia intenzione di seppellire l’ascia di guerra: “È un’impresa un po’ donchisciottesca, contro i mulini a vento – conclude Marenzi –, ma continuo a lottare”.

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