Nove storie, un’unica lezione: come si sopravvive al nuovo mercato

Nove storie, un’unica lezione: come si sopravvive al nuovo mercato

Instabilità, costi crescenti, ordini altalenanti. Il settore dei piccoli artigiani, lo sappiamo, convive da anni con tutti questi interrogativi. Ma esiste un’Italia produttiva che non si arrende, fatta di piccole aziende e imprenditori che hanno trasformato la crisi in un laboratorio di idee. Realtà che non vivono di riflettori, ma di scelte quotidiane, spesso coraggiose. Nel numero di gennaio La Conceria raccontiamo nove storie emblematiche: percorsi diversi, accomunati dalla capacità di reagire e reinventarsi. Un viaggio che mostra come, anche nella tempesta, sia possibile trovare una rotta. Per scoprire come si sopravvive al nuovo mercato.

Come si sopravvive al nuovo mercato

Nove storie, dicevamo. C’è chi ha costruito il proprio futuro partendo da Instagram. È il caso di Alice Vitelli, con il marchio La Scarpetta di Venere, che ha trasformato una piccola azienda familiare in un brand seguito da migliaia di persone, puntando sulla relazione diretta con il consumatore. C’è chi invece ha trovato la sua fortuna oltreconfine, come Arbiter, guidata da Maurizio Marciano, che da decenni presidia il mercato sudafricano con una collezione pensata su misura per quel pubblico. Altri invece hanno scelto di crescere attraverso il retail diretto: Harris Firenze, con Jari Famiglietti, ha aperto otto monomarca che garantiscono identità e liquidità. E poi c’è chi ha creato sinergie artigiane: Remo Paolo Papini, con Manovie Toscane, coordina cinque laboratori indipendenti, unendo competenze e flessibilità sotto un’unica visione commerciale.

 

 

Quando la strategia paga

Nel nostro viaggio, che potete leggere in “Nove storie (+1)” incontriamo anche chi ha puntato al superlusso: Paolo Scafora a Casandrino, e Andrea Artioli a Tradate, hanno scelto di rivolgersi a una clientela altospendente, meno sensibile alle oscillazioni dei dazi e delle crisi globali. C’è anche chi ha fatto il percorso opposto: Desirée Lupi, con Lupi Group, ha abbandonato il proprio marchio per diventare un polo produttivo al servizio del lusso, investendo in formazione e ampliando rapidamente il team. E c’è chi ha rivoluzionato tutto dall’interno: Veronica Castelli, dopo aver rilevato Atelier Lava, ha lasciato il terzismo per puntare su borse e gioielli personalizzati, costruendo un modello di lavoro flessibile e interamente femminile. E poi una storia che unisce valori e tecnologia: Mariaelena Mallone, fondatrice di Mialuis, che ha impostato il brand su cultura di genere, vendite online e uso dell’AI, passando con successo dal B2B al B2C.

Clicca qui per sfogliare il numero di gennaio

Il mensile è riservato agli abbonati: scopri le formule di sottoscrizione

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×