Tacchi obbligatori al lavoro? No grazie. In Gran Bretagna battaglia parlamentare ancora in corso. In Canada (forse) esagerano

Tacchi nel dress code aziendale? Preferiamo di no. La polemica (con causa legale e petizione parlamentare) scaturita dal rifiuto di una segretaria inglese, Nicola Thorpe (nella foto) di indossare per forza scarpe col tacco e dal conseguente licenziamento dell’azienda per cui lavorava, è ancora di stretta attualità. Nel Regno Unito, il Parlamento sta esaminando ancora esaminando la validità di una raccolta di firme sottoscritta da oltre 150mila persone che vuole vietare alle aziende di imporre alle proprie dipendenti donne codici di abbigliamento considerati, a torto o a ragione, “più femminili”, quindi sessisti. E, mentre una sessione della Camera dei Comuni ha ribadito che il codice d’abbigliamento imposto alla Thorpe è illegale, la provincia canadese British Columbia ha fatto di più. La donna a cui viene richiesto di indossare tacchi alti al lavoro, o che comunque contesta ogni dress code, ha la possibilità di presentare ricorso in tribunale appellandosi alle norme antidiscriminazione nazionali e a quelle previste a livello internazionale per la difesa dei diritti umani. Che forse si stia, leggermente, esagerando? (mv)

 

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