Il Tribunale impone la serrata di 100 concerie ad Hazaribag. Forse è la volta buona: la telenovela del distretto killer agli sgoccioli

La colpa è ormai nota: star dilazionando artificiosamente il momento del trasferimento delle attività a Savar. Il provvedimento è abbastanza drastico: l’Alta Corte del Bangladesh ha ordinato alle amministrazioni locali di tagliare le utilities a circa 100 concerie. Quando non potranno più operare ad Hazaribag, è il senso del provvedimento datato 6 marzo, le imprese dovranno davvero spostarsi nel nuovo distretto della pelle. Le associazioni ambientaliste che si sono battute per la misura esultano. Hanno vinto la battaglia, ma non è detto che abbiano vinto la guerra. Dell’impatto ambientale e sociale dell’industria di Hazaribag si conoscono le criticità, ma neanche il nuovo parco di Savar offre alte performance in quanto a sostenibilità: ci sono già imprese in attività, ma ancora manca l’impianto di trattamento delle acque e i reflui spariscono chissà come. E poi sono anni che provvedimenti dell’Alta Corte bengalese periodicamente intimano alle concerie di Hazaribag di abbandonare il sito. I precedenti impongono una certa prudenza nell’asserire che l’ultima carta bollata sia quella risolutiva.

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