Moda, lusso e arte: tre prospettive per capire un legame totale

Moda, lusso e arte: tre prospettive per capire un legame totale

Il rapporto tra moda, lusso e arte non è più soltanto un esercizio estetico né un vezzo da marketing. È diventato un legame culturale che ridisegna identità, strategie e immaginari. Dalle collaborazioni iconiche dei primi anni Duemila alle attivazioni contemporanee che uniscono artigianato, performance e musei, il dialogo tra questi mondi si è fatto strutturale. Su Lineapelle Magazine raccontiamo questa trasformazione attraverso tre prospettive complementari: l’evoluzione storica del fenomeno, la sua dimensione simbolica ed economica e, infine, un caso studio che sta riscrivendo le regole del gioco.

Il rapporto tra moda, lusso e arte

Per oltre vent’anni il legame tra arte e lusso ha attraversato una metamorfosi. Nell’articolo “Moda e arte: un rapporto (sempre più) di attivazione culturale” ripercorriamo le prime collaborazioni, partendo da quella tra Dom Pérignon e Jeff Koons nel 2003. Operazioni sporadiche, all’epoca, spesso percepite come esercizi di stile. Che oggi, invece, rappresentano un vero motore di attivazione culturale. Il report di Bernstein, per esempio, mostra come i grandi gruppi del lusso investano in restauri, musei, performance, architetture e collezioni speciali per costruire un capitale simbolico che va oltre il prodotto. LVMH guida la corsa, seguita da Kering e Chanel, in un contesto in cui l’arte diventa un lusso potenziato: un linguaggio capace di legittimare valore, identità e desiderio. Non è solo una questione economica. È un modo per diventare culturalmente rilevanti, per incidere nel tempo, per provare, come scriviamo in “La moda, l’arte e quella comune aspirazione di diventare eterni” a lasciare il segno. Ecco quindi che l’arte offre al lusso una dimensione di trascendenza e il lusso offre all’arte una piattaforma globale.

 

 

Murakami x Louis Vuitton

Nel terzo articolo “Vuitton e Murakami: il nuovo livello di una collab da manuale” approfondiamo un esempio emblematico: la relazione ventennale tra la maison francese e Takashi Murakami, tornata al centro della scena con la settima edizione del progetto Artycapucines. L’apparizione di un polpo gigante al Grand Palais, durante Art Basel, ha segnato l’ennesimo capitolo di un dialogo ormai iconico. Per la prima volta Murakami ha lavorato a 360 gradi con il savoir-faire della maison, dando vita a undici reinterpretazioni della borsa Capucines che condensano manga, cultura geek, collezionismo e immaginario pop. Una di quelle collab che dimostra come moda e arte non competano, ma si amplifichino a vicenda. E come il lusso, quando incontra un artista capace di costruire mondi, possa trasformare un accessorio in un’esperienza culturale.

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