Arzignano e le tariffe di depurazione più care. Acque del Chiampo spiega le ragioni dell’aumento

“Le tariffe industriali non erano oggetto di aumenti da tre anni, ma, dopo un confronto a ottobre e novembre con la Consulta degli Utenti Industriali e un approfondimento tecnico con le varie aree aziendali, abbiamo presentato due opzioni in Consiglio d’Amministrazione e Assemblea dei soci: 5% di aumento per tutti o inserimento di una parte variabile in tariffa che premiasse chi inquina meno. È stata approvata all’unanimità la seconda proposta”. Andrea Pellizzari, Consigliere Delegato di Acque del Chiampo, risponde così alle critiche del presidente della Sezione Concia di Confindustria Bernardo Finco sull’aumento delle tariffe per gli utenti industriali del depuratore di Arzignano. La settimana scorsa l’Assemblea dei soci dell’azienda ha dato il via libera all’incremento a partire da marzo 2018: i 131 utenti industriali dovranno pagare il 2% in più di parte fissa a cui si aggiungerà una parte variabile tra lo 0,4% e il 7,4% in base alla quantità e qualità del refluo prodotto dalle aziende, residui della lavorazione sui quali l’impianto deve eseguire gli ultimi processi di depurazione. All’indomani dell’approvazione, Finco si era detto “disponibile al dialogo, ma critico rispetto alla decisione” e non aveva nascosto le proprie perplessità di fronte a una scelta definita “draconiana. Non ci hanno dato il tempo di analizzare la questione” aveva spiegato Finco, aggiungendo infine che “con un bilancio presentato l’anno scorso e che vede 4 milioni di utile, non vediamo la necessità di pescare proprio dalle tasche dei conciatori per fare investimenti”. Secondo Pellizzari, con l’aumento delle tariffe “siamo riusciti a incrementare in modo significativo gli investimenti per gli impianti industriali e civili che in alcuni casi, come per l’impianto di depurazione di Arzignano, sono praticamente raddoppiati rispetto all’anno in corso”. In merito al nuovo modo di calcolare la tariffa industriale, il presidente di AdC, Renzo Marcigaglia, aggiunge che “da diverso tempo raccoglievamo le forti rimostranze di chi, avendo il ciclo completo (categoria B1), si ritiene penalizzato rispetto alle B che, a parità di volume, hanno alcuni limiti qualitativi che sono il doppio rispetto agli altri”. “Questo nuovo metodo va nella linea di equità dell’addebito in base all’inquinamento creato – prosegue Marcigaglia -. Ricordo che nei momenti di criticità dell’impianto, e quindi delle relative riduzioni dei limiti e dei volumi, le aziende a ciclo completo hanno sempre subito una forte penalizzazione nella produzione”. Marcigaglia sottolinea, infine, di “comprendere la posizione dei singoli industriali”, ma allo stesso tempo si dice “convinto che sia dovere e compito degli amministratori agire con lo scopo di avere un equilibrio e un’equità per rispecchiare l’interesse generale e del settore. Condivido quanto specificato dal Consigliere Delegato, osservando che per coprire gli investimenti è necessario agire sulla tariffa”.

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