Retromarcia post natalizia, almeno a parole. Natuzzi dà segnali di apertura sul piano industriale 2026/2028, che prevede 479 licenziamenti e la chiusura degli stabilimenti di Altamura e Jesce 2 a Santeramo in Colle. È quanto emerge dall’incontro a Bari del 9 gennaio presso il SEPAC (Sistema Economico Produttivo e Aree di Crisi), al quale ha partecipato anche il neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Natuzzi si è impegnata a rivedere il progetto, valutando anche la ripresa degli investimenti industriali, con l’obiettivo di rendere sostenibili le attività produttive, avvalendosi del sostegno della Regione Puglia attraverso politiche attive del lavoro e strumenti di sviluppo.
I segnali di apertura
Il fondatore e patron dell’azienda, Pasquale Natuzzi, ha voluto rassicurare lavoratori e territorio. “Sicuramente faremo grande chiarezza per rassicurare tutti, in primis i nostri dipendenti – ha dichiarato ai microfoni della TGR Puglia –. Dobbiamo riprendere il dialogo e chiarire qualunque equivoco”. Natuzzi ha ribadito le difficoltà economiche del gruppo: dopo un fatturato di 468 milioni di euro nel 2022, l’azienda stima per l’anno in corso ricavi intorno ai 300 milioni, nonostante l’apertura di 60 nuovi negozi. “I clienti sono spaventati da guerre e incertezze. Il piano non è stato ben compreso o ben comunicato, c’è stato un fraintendimento – ha sottolineato Natuzzi, ribadendo il legame con il territorio –. State tranquilli, l’azienda rimane qui: l’ho sempre considerata un bene della comunità, non della famiglia né di Pasquale Natuzzi”.
Il reshoring e la tutela del lavoro
All’incontro hanno partecipato anche il sindaco di Santeramo in Colle, Vincenzo Casone, e Giampietro Castano, consigliere del MIMIT per le politiche di riconversione industriale. L’azienda era rappresentata, oltre che da Pasquale Natuzzi, dal direttore Enzo De Fusco e dai vertici delle risorse umane, nonché le principali sigle sindacali nazionali e regionali. CGIL, Fillea e Filcams Puglia hanno riconosciuto a Natuzzi l’apertura al dialogo, pur ribadendo una linea netta: “Nessun impianto va chiuso e nessun posto di lavoro perso”. I sindacati chiedono investimenti, il ritorno delle produzioni dall’estero, nello specifico dalla Romania, e il pieno utilizzo della capacità produttiva degli stabilimenti italiani. “Resta l’attesa di conoscere nel dettaglio il progetto industriale – affermano –, ma c’è la volontà di lavorare insieme per superare questa fase delicatissima”.
I prossimi step
“La vertenza Natuzzi non è solo una crisi industriale – ha ricordato Antonio Decaro –, ma un pezzo di storia di una comunità che insieme all’azienda ha costruito un modello di Sud capace di crescere e internazionalizzarsi”. Decaro ha ribadito la volontà della Regione di fare la propria parte per scongiurare esiti drammatici e garantire continuità a una grande esperienza industriale e umana. In questi giorni saranno avviati tavoli tecnici con Arpal, Sezione Lavoro e Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia per definire nel dettaglio il nuovo piano. Dopo i tavoli tecnici, è previsto un nuovo incontro in Regione il 27 gennaio, seguito dal confronto al MIMIT il 4 febbraio. (aa)
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