Ritagli di pelle che si fanno pietra: il guizzo di un duo francese

Ritagli di pelle che si fanno pietra: il guizzo di un duo francese

Cinquemila metri quadri di campagna, un laboratorio freddo e due mani che non si fermano mai. È qui che la designer Rebecca Fezard e l’artista del gesso Élodie Michaud hanno trasformato una risorsa industriale in una risorsa creativa. Ogni anno in Francia vengono buttate via migliaia di tonnellate di scarti di pelle: un materiale prezioso, difficile da riciclare, spesso destinato all’incenerimento. Da questa constatazione nasce Leatherstone, ritagli di pelle che si fanno pietra. Un composto trompe‑l’œil che si genera da ciò che normalmente finisce nei rifiuti. Un materiale che unisce ricerca e sostenibilità. Il loro lavoro, premiato con il Premio Liliane Bettencourt per l’Intelligenza della Mano, mette in luce una nuova via del design: rigenerare ciò che la società scarta.

Ritagli di pelle che si fanno pietra

Come scrive Connaissance Des Arts, in Francia vengono gettate via 15.000 tonnellate di scarti di pelle inutilizzabili all’anno. Nel laboratorio di NeuvyleRoi, Fezard e Michaud li impastano, modellano, trasformano in un composto che poi stendono e che, una volta asciutto, assume la durezza e la matericità della pietra. I ritagli di pelle, vera protagonista del progetto, vengono macinati, mescolati con elementi naturali che ne definiscono la consistenza e arricchiti con oli vegetali che la rendono impermeabile ed elastica. Ciò che ne deriva è un materiale che si lavora come uno stucco, si scolpisce come un minerale e permette di rivestire sedie, tavoli, sculture e superfici architettoniche. Leatherstone quindi non è soltanto un’alternativa. Parliamo di un modo innovativo per dare nuova vita a un rifiuto, trasformandolo in un linguaggio formale contemporaneo.

 

 

I nuovi usi della pelle

Il duo non si limita alla pelle. Anche residui di mela, gusci di capesante, scarti di acetato delle montature, tessuti e legno diventano mattoni, pannelli e superfici decorative. Ma è tramite la pelle che il design assume una valenza strutturale. Che ha da subito avuto applicazioni. Oltre a Tufo, il coffee table con cui il duo ha vinto il premio. Leatherstone può essere infatti utilizzato per mobili, piani di lavoro, rivestimenti. “Il nostro obiettivo è creare un continuo scambio tra il nostro patrimonio artigianale, culturale e decorativo e le sfide ambientali del nostro tempo” sottolinea Michaud. E quale (altro) miglior modo per nobilitare la pelle, se non trasportandola sempre di più nella contemporaneità?

Foto di Julie Limont per la Fondazione Bettencourt Schueller

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