Giancarlo Dani non ci gira intorno: “Il contesto resta complesso”. Ma la testimonianza dell’imprenditore, presidente del gruppo Dani, conferma che nei padiglioni di Lineapelle (Fieramilano Rho, 11-13 febbraio) si è raccolta una filiera più forte delle avversità. “Le presenze ci sono – continua –, raccogliamo dati in attesa delle conferme commerciali, che arriveranno più avanti. I clienti vogliono un prodotto garantito dal punto di vista della qualità, dei tempi, del supporto tecnico. E noi intendiamo offrirglielo, puntando sempre di più sull’alto di gamma, elemento di forza del made in Italy. Sprono anche i miei fornitori a seguire questo percorso”.
Più forte delle avversità
“Lineapelle sta andando meglio delle aspettative – condivide Lucio Verbeni di Hashtag –. Abbiamo incontrato tanta gente, quella che conta”. Anche dallo stand di Sciarada condividono che nella composizione dei visitatori la qualità abbia prevalso della quantità: “Abbiamo ricevuto anche titolari di brand di calzatura, ad esempio, che di solito non partecipano”. “Riscontriamo una buona affluenza di potenziali clienti, metà sono italiani, l’altra metà sono europei, in particolare dell’est Europa – spiega Carmine Gargiulo, production manager di Gargiulo Leather –. Ci richiedono una nappa naturale e per la primavera-estate 2027 proponiamo tanto colore e lavorazioni floccate”.
Il valore della fiera
La qualità è una leva per la resilienza del made in Italy. Ne è convinto anche Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che nel secondo giorno di programmazione ha visitato i padiglioni di Lineapelle e FILO. “Se un terzo del nostro PIL arriva dall’export non è certo perché facciamo concorrenza sul prezzo – osserva –. Siamo un grande Paese esportatore perché siamo in grado di fare le cose meglio degli altri”. Le fiere partecipano alla forza del settore: “Venire qui vuol dire venire alle radici del fashion italiano – osserva –, dove si propongono le innovazioni anche con linguaggi espositivi nuovi”. “La fiera per noi è un punto d’incontro – conferma dalla sia prospettiva Giorgio Tempesti della conceria Tempesti –. Mandiamo solo mail, a volte nemmeno ci sentiamo al telefono. Lineapelle serve per guardarsi negli occhi e avere contatto personale”. (aa/el/mvg/rp)
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