APLF: com’è iniziata, finisce. Hong Kong conferma la statica dimensione del mercato cinese, e non solo

C’è chi spiega di aver osservato operatori cinesi attivi, ma solo in termini preventivi: acquisto oggi, per evitare di farlo domani, magari a prezzi superiori. C’è chi ha chiuso lo stand confermando le impressioni delle prime ore, come Iacopo Ceccatelli, della conceria toscana Incas: “La fase congiunturale in corso è di evidente attesa, ma alcuni segnali di ripartenza ci sono”. E c’è chi, come Gabriele Giarletta della solofrana Gama, ha visto “un po’ di traffico all’inizio della fiera che, però, poi si è spenta”. Siamo a Hong Kong, dove da poche ore ha chiuso battenti l’edizione numero 35 di APLF (Asia Pacific Leather Fair), raccogliendo risultati che non fanno altro che ricalcare l’attuale condizione del suo bacino di riferimento, quello cinese, ma anche, più in generale, della complessa situazione internazionale. Del resto, la fiera si era aperta sull’onda dei dati dell’area pelle cinese forniti da CLIA (China Leather Industry Association). Dati che lasciano pochi dubbi, raccontando come nel 2018 Pechino abbia esportato un risicatissimo 0,1% in più sul 2017 per quanto riguarda l’aggregato “calzatura, pelli finite e grezze”. Ancor più significativo il dato che riguarda l’export di calzature con tomaia in pelle: in calo dello 0,5% in volume e praticamente immobile in valore (+0,1%). “A queste condizioni – conclude un conciatore veneto – c’era poco da attendersi e poco da vedere in prospettiva. Dobbiamo solo aspettare”. E da Hong Kong è tutto.
Foto tratte da leatherfair.aplf.com

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