Intanto a Obuv i buyer russi ci sono e lavorano: ma come?

Intanto a Obuv i buyer russi ci sono e lavorano: ma come?

In Russia business as usual (o quasi). Gli espositori presenti a Obuv (oggi è in corso il secondo giorno del salone moscovita che chiuderà i battenti venerdì 29 aprile) segnalano un mercato russo che non sembra quello di un Paese in guerra. Ma, come quelli europei è influenzato dalla situazione di incertezza che porta i buyer a una maggiore cautela negli acquisti. E, nel caso della pelletteria, a orientarsi verso prodotti più economici. Ecco cosa sta accadendo a Mosca dalla voce di tre aziende espositrici.

Fabrizio Grassi (Calzaturificio Aldo Bruè)

“La situazione che si vive in Russia non differisce tanto da quello che si avverte in altri mercati influenzati negativamente dall’incertezza provocata dal conflitto. Il buyer russo arriva nello stand e fa il suo lavoro così come noi facciamo il nostro. Non stiamo certo a parlare di guerra. Il mercato russo c’è ancora ed è vivo. Più opportunità per il made in Italy perché le griffe hanno chiuso? No, non credo. Il cliente che non trova i prodotti Gucci non compra un altro articolo non griffato e made in Italy. Aspetta, lo cerca online. E ci sono rumors secondo i quali entro poche settimane le griffe riapriranno i negozi. Quanto ai gusti dei clienti russi, non sono cambiati col conflitto. Cercano una calzatura comfort, ma anche il modello classico non formale. Gusti che sono ormai simili a quelli europei”.

 

 

Alessandro Tondi (pelletteria Arcadia)

“Anche oggi non c’è molta affluenza qui a Obuv. Anche perché diversi aeroporti del Sud della Russia sono chiusi al traffico in quanto trasformati in scali militari. Quindi, alcuni buyer non sono riusciti ad arrivare a Mosca. Devo dire che i nostri clienti hanno effettuato ordini, ma sono preoccupati per la situazione generale: per le spedizioni, i pagamenti e tutte le incertezze che ci sono. Un business regolare? I clienti russi comprano meno per la situazione generale instabile o si rifugiano in prodotti più economici”.

Valentino Fenni (Calzaturificio Dada)

“Sì, è vero. Siamo a Mosca. Qual è il problema? – dichiara Valentino Fenni, vicepresidente  Assocalzaturifici -. La legge è chiara, non stiamo violando nessuna sanzione, non stiamo andando contro la strategia decisa dall’Europa. Le sanzioni non bloccano articoli che costano meno di 300 euro. L’esclusione del sistema bancario russo da Swift sta rendendo complicato, al limite dell’impossibile, il pagamento della merce regolarmente venduta. Qualcuno deve rispondere e trovare soluzioni. Se noi non fossimo a Mosca oggi, a Obuv, ne approfitterebbero i produttori turchi e cinesi in primis”. (mv)

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