Quale scenario di mercato si profila a Lineapelle 107 per gli accessoristi? Tra tacchifici e suolifici l’idea è di resistere e continuare a investire, a prescindere dalla congiuntura complessa. Lo ricordano, per esempio, le sorelle Simona e Cristina Baldoncini di Tacchificio Val di Chienti: “Ringraziamo chi è venuto a trovarci a Lineapelle. Noi continuiamo a studiare e creare e a farlo con il dovuto ottimismo. Perché, come noi, ci sono imprenditori della filiera che hanno voglia di andare avanti, nonostante le difficoltà”.
Lo scenario di mercato
“Noi siamo a Lineapelle dagli albori, ricordo ancora le edizioni a Bologna – spiega Viliana Sgariglia che, insieme al fratello Simone, gestisce il suolificio SGM con base a Montegranaro e una sede a Korçë, in Albania –. Ci difendiamo alla grande con tanti articoli e diverse proposte. Noi siamo in linea con il mercato e continueremo a investire in materiali e ricerca, da realizzare – quest’ultima -come sempre in house”.
La circolarità è possibile
Sui nuovi materiali continua anche il lavoro di Eurosuole, azienda di Civitanova Marche. “Noi serviamo tutta la gamma della calzatura – ricorda Massimo Pecorari – e stiamo cercando di spingere Future Green, un nostro nuovo prodotto dedicato a suole ricavate da pneumatici e da vecchie scarpe. La circolarità è possibile, serve crederci e continuare a lavorare”.
200 chilometri al giorno
Una considerazione forte e figlia di una lunga esperienza è quella di Vinicio Pazzaglia di Davin Contrafforti di Porto Sant’Elpidio.“Io porto qui a Lineapelle la mia esperienza e quella della mia famiglia fatta di oltre 40 anni di lavoro artigianale per realizzare quella che è l’anima della calzatura. Ma oggi io per fare consegne faccio 200 chilometri al giorno, prima ne facevo 20. Significa che le aziende del calzaturiero sono fuori, in Albania e anche altrove. O che hanno chiuso per sempre. Ma senza un reshoring serio sarà difficile costruire un futuro. Quello che mi è successo spesso, in questi anni, è di veder passare grandi firme che hanno giudicato non consona l’idea di avere casa e bottega insieme, trincerandosi dietro l’idea che servono certificazioni e durc in regola. Io le ho sempre avute e così facendo e con grandi sacrifici io ho potuto in questi anni mantenere il mio gruppo di lavoro, non licenziare nessuno. Per il futuro, con mio figlio in prima linea, valuteremo se spostarci nella zona industriale di Porto Sant’Elpidio, per poter essere più vicini alle altre aziende, ma devono esserci le giuste condizioni economiche”.
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