Sono partiti in 89 per esporre a Lineapelle New York. Sono entrati al Metropolitan Pavilion mercoledì 28 gennaio consapevoli di dover affrontare un’edizione della fiera molto complessa. Vuoi per le condizioni congiunturali globali e, in particolare, del mercato americano (come vi abbiamo raccontato qui). Vuoi per la superallerta meteo che, tra copiose nevicate e temperature polari ha convinto/costretto molti a rimanere a casa. A confermarcelo sono gli stessi espositori che proprio per questo motivo, hanno dovuto annullare alcuni appuntamenti. 89 espositori che, però, ieri sera (giovedì 29 febbraio) hanno smontato i loro stand consapevoli di aver fatto la scelta giusta a essere presenti. Perché Lineapelle New York, in fin dei conti, ha dimostrato di essere – come cantava Cher nel 1999 – strong enough: abbastanza resiliente, abbastanza forte.
Strong enough
Lineapelle New York, dunque, ha dimostrato (e i suoi espositori con lei) di essere “abbastanza forte” in un momento così complicato. Come ci spiegano dallo stand di SK!N, “l’attuale contesto storico richiede una visione strategica orientata a una forte diversificazione dei mercati. Con particolare attenzione alla valorizzazione di quello statunitense, caratterizzato da numerose realtà che richiedono elevati volumi di materia prima e favoriscono lo sviluppo di sinergie produttive”. Sulla stessa lunghezza anche altri espositori che, partiti con aspettative molto realiste, hanno ricevuto visite particolarmente focalizzate e di alta qualità che gli hanno permesso, nonostante il “muro” del prezzo sia rimasto un fattore complicato da affrontare, di presentare offerte, servizi e soluzioni.
Cosa ci portiamo a casa da Lineapelle New York
Prima di tutto, ci portiamo a casa un messaggio ben chiaro: mai come oggi – in un evento commerciale e networking come una fiera – conta il valore di chi ti visita, non tanto il volume. Quella che sembra una frase fatta come “i clienti più importanti sono passati”, oltre a essere stata dimostrata anche in questa edizione di Lineapelle New York, è una sacrosanta verità strategica. Se, poi, come raccontano alcuni espositori, “si sono visti anche alcuni designer emergenti”, il senso dell’essere “strong enough” diventa ancora più comprensibile. Sia chiaro, da Manhattan non sono arrivati segnali di ripartenza, ma alcune testimonianze, anche di chi ha esposto per la prima volta. La prima: presidiare un mercato come quello degli USA è fondamentale. La seconda: oggi, una fiera, rimane uno strumento formidabile di contatto, rapporto, scoperta, trattativa.
Buona la prima
“Per noi è stata la prima volta – commenta ci dice Chicca Miramonti di Conceria Gaiera – , alla ricerca di conferme o smentite da parte di un mercato americano in divenire. In divenire sia per i brand più conosciuti che per le nuove realtà. Queste ultime ricoprono sempre la nostra attenzione e il nostro interesse per comprendere la direzione di nuovi punti di vista, nuove ricerche e nuovi spazi. Nonostante la tempesta perfetta, abbiamo avuto la possibilità in fiera di incontrare sia i grandi clienti, sia nuovi designer e piccole realtà. L’attenzione ai prezzi (eufemismo…) rimane il punto di partenza per i grandi brand, per quelli che sono gli articoli base. Ma le proposte nuove che provengono dal saper fare italiano sono sempre ricercate con grande interesse. Data la situazione del tempo e le vicissitudini geopolitiche e sociali direi assolutamente: buona la prima”.
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