Meglio di chi in Borsa c’è già: secondo Pambianco le griffe italiane da quotare sono “sovraperformanti”

Che ci siano realtà della moda italiana pronte allo sbarco in Borsa, che anzi dalla finanza possono trarre le risorse per consolidare la crescita ed aprire nuovi fronti di sviluppo, non sorprende. Più interessante è scoprire che, se negli ultimi dieci anni quelle società fossero già state quotate a Piazza Affari, avrebbero fatto meglio dei tanti concorrenti inseriti nei listini. È quanto emerge dalla dodicesima edizione de “Le Quotabili” di Pambianco Strategie d’Impresa, ricerca realizzata in collaborazione con Borsa Italiana e Ernst & Young e anticipata dal Sole 24 Ore. “Abbiamo preso in esame il periodo che va dal 2008 a oggi e raffrontato l’indice EY Luxury & cosmetics – spiega Roberta Bonacina, partner EY Luxury, spiegando che la sua analisi comprende 31 società, di cui 22 del lusso – con i due principali indici della Borsa americana e di quelle europee. Emerge una sovraperformance del nostro indice specializzato rispetto a quello del mercato: il rendimento annuo del primo è stato 8,1%, contro il 5,4% dello S&P 500 e lo 0,5% dello Stoxx Europe 600”. L’indagine “Le Quotabili” 2017 è stata estesa a un campione di 250 aziende (di cui 50 del segmento moda e lusso, 25 di quello del design) dal fatturato minimo di 50 milioni. La classifica qualitativa che Pambianco ricava analizzando i data di bilancio alla luce di parametri quali redditività, crescita nell’ultimo triennio, penetrazione del retail e notorietà del brand, vede al vertice della moda italiana (non quotata) il trittico Valentino, Giorgio Armani e D&G. Seguono nella zona alta della graduatoria Golden Goose, Gianvito Rossi, Zegna, Versace e Zanotti.

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