Acquisire lusso è ancora conveniente: “Però adesso operazioni al massimo da 100 milioni”, dicono Deloitte e PwC

Piccola, non quotata, preferibilmente calzaturiera o pellettiera. Questo l’identikit dell’azienda italiana del lusso che fa gola ai fondi finanziari di investimento. Lo dicono sia il rapporto Global Fashion & Luxury Market – Private Equity and Investors Survey 2016 di Deloitte, sia i dati raccolti da AIFI (l’associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) e PwC. Secondo il primo studio, i fondi restano sempre più attratti dal lusso, settore che presenta un’alta marginalità e quindi risulta più remunerativo del 20-30% rispetto a tutti gli altri settori. Nel 2015 le grandi operazioni sono diminuite e secondo Deloitte la tendenza si ripeterà anche nel 2016 “dal momento che gli operatori affermano di voler investire soprattutto in aziende dai ricavi entro i 100 milioni di dollari – affermano da Deloitte – e soprattutto nel settore abbigliamento e accessori, scarpe e pelletteria in primis”. Con 50-60 milioni di dollari di ricavi si inizia a essere appetibili confermano gli esperti. Secondo AIFI /PwC, investire nelle aziende italiane è profittevole. Il rapporto “Dove e perché investire in Italia”, sviluppato dalla società di consulenza EY Italy, sottolinea il valore delle Pmi italiane, che riescono a sopravvivere grazie all’economia dei distretti. Gli esempi portati sono il distretto delle calzature e pelletteria nelle Marche e quelli di moda e tessile di Prato e Biella. (mv)

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×