Il chiaroscuro delle griffe, il suo riflesso su rettile e cuoio: “Differenziamo, non si può vivere di sole firme”

Le griffe rallentano e le nicchie soffrono. È il rapido bilancio 2016 che emerge dalle parole degli espositori presenti a Lineapelle92, specializzati nella commercializzazione di rettili e cuoio. “Le griffe hanno subito una battuta d’arresto e ciò per noi ha comportato una diminuzione di richiesta e quindi di fatturato” spiega Roberto Franchi di Reptilis, Santa Croce sull’Arno (Pisa), trovando la conferma della spagnola Curtidos Parera che parla di un 2016 “critico” in cui “le grandi firme, che sono le uniche vere clienti del nostro prodotto, hanno rallentato i loro acquisti, facendo soffrire il mercato”. Anno positivo invece per la conceria La Patrie, il cui ceo Leonardo Traversi spiega che “siamo tra i primi al mondo ad aver industrializzato la concia dell’alligatore metal free e in meno di anno abbiamo lavorato 60mila pelli di alligatore”. Francesco Martini di Gi-Elle-Emme che produce cuoio a Ponte a Egola spiega invece che “per fortuna abbiamo lavoro perché giriamo tanto”, infatti “prima il nostro mercato era incentrato per il 70% in Italia sulle griffe, ora siamo andati a cercarcelo all’estero”. Il tour è iniziato in India dove “il mercato si è spostato dalla Cina, ma anche in Turchia e Australia”. “Oggi non si può vivere solo di firme, quindi abbiamo diversificato come clientela e come prodotto – prosegue Martini -. Stiamo facendo croste conciate e producendo suole, fasciature per tacchi e guardoli”. Mario Caponi del cuoificio Bisonte di Santa Croce sull’Arno (Pisa) aggiunge di aver “registrato un risveglio della Cina” mentre la Russia “ha visto una crescita del mercato interno”. Allo stesso tempo cresce un grande interrogativo: che ne sarà degli Stati Uniti? “Ci vorranno almeno un paio di mesi per vedere i primi movimenti” immagina l’imprenditore toscano.

 

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