Cosa s’aspetta Ruffini dal futuro di Moncler e dal 2026 del lusso

Cosa s’aspetta Ruffini dal futuro di Moncler e dal 2026 del lusso

Parla del futuro di Moncler, tra LVMH e il ricambio generazionale. E suggerisce di non avere alte aspettative per il lusso nel 2026: “Ma non sono preoccupato, un’azienda deve sapersi adeguare”. Remo Ruffini (in foto Imagoeconomica) si apre in una intervista a “L’Economia” del Corriere della Sera. Ecco i passaggi salienti.

Il 2026 del lusso

Nel 2026 Ruffini non si aspetta una ripresa vigorosa del lusso: “Trovo che sia un ottimismo non giustificato. Probabilmente ci sarà crescita, ma non un boom”. L’imprenditore segnala che i “mercati sono un po’ più tristi”, perché gli investitori diversificano il portafoglio, privilegiando medicale e tecnologia a discapito della moda. “Penso che siamo semplicemente tornati a ritmi più normali, più sani – chiosa Ruffini –. È molto diverso gestire un’azienda oggi rispetto a dieci-quindici anni fa: oggi i trend durano due o tre mesi”. In riferimento alle difficoltà del lusso, Ruffini ritiene necessario “saper strutturare l’azienda in modo solido. Bisogna rivedere logistica, magazzino e gestione finanziaria, condizionata dalla volatilità nelle valute”.

 

 

Un manager per gli Stati Uniti

Ruffini spiega che la nomina di Bartolomeo “Leo” Rongone a CEO di Moncler (a partire da aprile) abbia un obiettivo ben chiaro: crescere negli USA. “Rongone ha dimostrato di aver fatto bene negli Stati Uniti che per noi rappresentano la vera sfida. Non è stato scelto per caso” afferma il patron di Moncler, che non teme i dazi Trump. Poi uno sguardo anche alla Cina, dove c’è “una forte spinta per l’abbigliamento outdoor, cosa che può aiutare la nostra crescita”.

Il futuro di Moncler

A proposito di futuro, Moncler ha accolto LVMH che ora possiede il 22% del capitale di DoubleR (l’altro 78% è nelle mani della famiglia Ruffini), società che ha il 18,2% di Moncler. Ruffini frena sul fatto che Moncler entri a far parte della galassia LVMH. Almeno nei prossimi anni, poi in futuro chissà. Perché se dovesse vendere la società, Ruffini una telefonatina ad Arnault la farebbe volentieri. “L’unica cosa che può succedere è che se un domani io dovessi decidere di vendere, cosa che mi auguro di non fare mai, devo proporla anche al signor Arnault. Ma lo farei comunque anche se non ci fosse nulla di scritto”. Se non fosse chiaro, non è nei piani. “Il mio sogno è che i miei figli possano proseguire il lavoro. Ognuno nella sua posizione sta dimostrando di saperlo fare. Penso che l’errore più grave per un imprenditore sia di aprire a tutti i costi le porte dell’azienda ai figli senza considerare le loro competenze e la loro esperienza. Ma non è il nostro caso”. (mv)

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