Francia, per i clienti il prezzo non è un problema: ma le griffe, che nel 2017 hanno alzato i cartellini, non esagerino

La notizia positiva è che i clienti francesi del lusso, quando fanno shopping, badano prima alla qualità del prodotto, poi al suo design, quindi alla reputazione della griffe e, infine, al suo prezzo, che si qualifica come quarto criterio di valutazione dell’acquisto. Quella negativa, però, è che il 22% dei transalpini ritiene i costi dei capi d’alta moda troppo elevati, mentre uno su due approfitta delle vacanze per fare shopping nei duty free. Sono i risultati dell’indagine condotta da Simon Kucher & Partners e ripresa dal quotidiano Les Echos. Le griffe, che nel 2017 (nell’ambito della ristrutturazione globale dei prezzi) hanno alzato del 5/10% i cartellini nelle boutique francesi, hanno una lezione da apprendere: i clienti sono disposti a spendere, ma non si può tirare troppo la corda. Perché “se il lusso diventa inaccessibile per i cittadini francesi – spiega uno degli autori a Les Echos – il settore perde i suoi migliori ambasciatori agli occhi dei turisti stranieri”, motore della spesa nell’Esagono. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.000 persone, di cui due terzi hanno compiuto almeno un acquisto di lusso nell’ultimo semestre, con reddito a partire dai 40.000 euro. Il pubblico che si rivela più sensibile al tema del prezzo è quello dei Millennial, che ha a disposizione un budget annuo inferiore a quello dei genitori, ma la cui fidelizzazione alle griffe è più instabile. Meno soldi e più attitudine al cambiamento, insomma.

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