Nemmeno le scosse del mercato riescono a incrinare la fermezza di Brunello Cucinelli. Eppure, dietro la compostezza del fondatore, qualche pensiero si affaccia. Da un lato il rallentamento del lusso che ha spinto Bank of America a rivedere al ribasso rating e target price. Dall’altro la crisi di Saks Global, che deve al gruppo umbro oltre 21 milioni di euro. Sono questi i crucci di Cucinelli, entrambi capaci di generare apprensione anche in un’azienda solida, in crescita e con fondamentali che continuano a convincere analisti e buyer. Cucinelli mantiene la calma, ma dal mercato qualche segnale arriva.
I crucci di Cucinelli
Il recente scivolone in Borsa (un -5,4% che ha riportato il titolo sotto quota 90 euro) non nasce da un indebolimento del marchio né da un rallentamento operativo. Al contrario: il 2025 si è chiuso con ricavi in crescita a doppia cifra e il 2026 si preannuncia con un ulteriore +10% atteso. Ma la revisione al ribasso di Bank of America ha pesato più dei numeri. La banca statunitense ha infatti giudicato Cucinelli in base alle valutazioni più prudenti sul settore del lusso, citando un contesto globale meno brillante e un possibile rallentamento della domanda. Va detto che si segnala anche punto di vista diverso. E cioè quello di UBS, che solo pochi giorni prima aveva alzato il target price a 123 euro, confermando la fiducia nella strategia del brand.
Tutto sotto controllo
Intanto però l’azienda continua a crescere, a investire, a presentare collezioni che attirano buyer da tutto il mondo, eppure la volatilità del mercato impone un prezzo da pagare. Come sottolinea Il Sole 24 Ore, Cucinelli lo sa bene e lo ripete da anni: essere quotati significa accettare l’altalena, senza lasciarsene travolgere. Ma il momento resta delicato, soprattutto perché la percezione degli investitori può influenzare la narrativa attorno al marchio, anche quando i conti raccontano tutt’altro.
Il nodo Saks Global
L’altro vero problema aperto riguarda gli Stati Uniti, e in particolare Saks Global, il più grande polo americano di department store di alta gamma. Che deve al gruppo umbro oltre 21 milioni di euro, una cifra non irrilevante, soprattutto in un contesto di incertezza. Ma anche in questo caso l’imprenditore sceglie la via della fiducia. “Il ricorso alla procedura del Chapter 11 può consentire a Saks, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman di riprendersi e ho piena fiducia nel nuovo CEO Geoffroy Van Raemdonck, chiamato a gestire questa delicata fase” sottolinea Cucinelli. Che continua a difendere i department store come canale strategico per la vendita, almeno per gli Stati Uniti. Mercato che, tra l’altro, per il marchio non sembra risentire del colpo dei dazi. Ma il credito con Saks resta e sembra un’incognita che pesa.
Foto Brunello Cucinelli
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