Il bilancio 2025 del gruppo Brunello Cucinelli conferma l’eccezionalità del gruppo umbro. Con ricavi in crescita dell’11,5% (1,4 miliardi) e l’utile netto similmente in crescita del 10,5% (142 milioni), l’holding si iscrive nel ristretto gruppo di chi mancina risultati positivi pur in una congiuntura complessa. Le prospettive per il 2026 sono floride: “L’ottima raccolta ordini in corso e i segnali che arrivano dai team nelle nostre boutique – sono le parole del fondatore riprese da Il Sole 24 Ore – ci portano a immaginare anche per quest’anno una solida crescita del fatturato intorno al 10%, con il raggiungimento di un sano profitto”. Gli osservatori, però, nei conti del gruppo notano alcuni segnali se non preoccupanti, almeno da non sottovalutare.
La nota di Bernstein
“Il management ha speso gran parte della conferenza con gli investitori in rassicurazioni sull’andamento delle vendite e sulle aspettative invariate per il futuro”, notano gli analisti di Bernstein. C’è un perché: “Probabilmente il mercato azionario per credere in Cucinelli – continua la nota – vuole ulteriori prove del normale svolgimento delle attività dopo il rapporto Morpheus e il fallimento di Saks”. Da Bernstein credono nelle possibilità del gruppo, visto il suo radicamento nei vertici della piramide del lusso, di continuare a far bene. Però i due incidenti di fine 2025 (il report sulle attività in Russia da cui è scaturito uno scivolone in Borsa da cui ancora si deve completamente riprendere e il fallimento della catena retail statunitense) non lasciano sereni gli osservatori.
Nelle pieghe del bilancio 2025 di Cucinelli
Per mettersi al riparo da eventuali brutte sorprese dal Chapter11 di Saks, Cucinelli ha disposto “un accantonamento straordinario di 8,1 milioni di euro per coprire il rischio di credit”. Il Giornale nota che il problema non sono tanto gli 8,1 milioni in sé, ma la fragilità del wholesale in una stagione dove tutti, anche i più grandi, temano: “Resta l’interrogativo sulla sostenibilità di un modello che affida una quota rilevante del proprio prestigio a intermediari finanziariamente instabili”. Allo stesso modo la redazione del quotidiano milanese riporta i dubbi di Piazza Affari sulla scelta del gruppo di farsi carico di ulteriori costi. “Nel 2025 la casa di moda ha messo a terra ben 146,2 milioni di euro, accelerando il raddoppio delle fabbriche – conclude –. Una mossa presentata come straordinaria per garantire i prossimi 15 anni di produzione, ma che ha inevitabilmente pesato sulla cassa. L’indebitamento netto caratteristico è salito a 198,4 milioni”.
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