In fuga dai centri minori: il lusso cinese punta sui mega-mall

In fuga dai centri minori: il lusso cinese punta sui mega-mall

C’è stato un tempo in cui la Cina dettava legge: tanti punti vendita e molti in zone remote. Nel 2026, però, il retail del lusso cinese potrebbe entrare in una nuova una fase di “selezione drastica”. I grandi gruppi hanno infatti deciso di puntare più sulla concentrazione strategica che sulla diffusione capillare. Pochi indirizzi, enormi investimenti e store capaci di offrire un’esperienza che nessun acquisto online può replicare. Pechino e Shanghai stanno vivendo un vero rimescolamento delle carte: aperture monumentali da un lato, chiusure silenziose dall’altro. Il risultato è un mercato che si polarizza, dove solo i mall più performanti e i quartieri più iconici riescono ad attrarre i colossi globali. E dove il concetto di “flagship” cambia pelle, pensato per stupire e trattenere il cliente.

Come cambia il lusso cinese

Come scrive WWD, a Pechino Taikoo Li e China World Mall stanno velocemente diventando calamite irresistibili per i brand, mentre location storiche (e una volta più battute) come Finance Street o alcuni spazi aeroportuali stanno perdendo appeal. È il frutto di un cambio di rotta. I marchi preferiscono chiudere boutique meno redditizie per concentrare risorse in store giganteschi, spesso su più livelli, che integrano moda, gioielleria, beauty e servizi esclusivi. Shanghai vive una dinamica simile: Plaza 66 e HKRI Taikoo Hui si contendono il primato, mentre mall come Réel Mall pagano il prezzo della competizione. Una strategia che ha recentemente spinto Chanel, LVMH e altri gruppi a sperimentare format immersivi, capaci di trasformare lo shopping in un’esperienza culturale e architettonica, sfruttando anche edifici storici. Louis Vuitton, per esempio, ha inaugurato The Louis, una gigantesca struttura a forma di barca brandizzata, pensata per vendere e per raccontare il mondo LV. Stessa cosa per Chanel: lo scorso settembre la maison francese ha puntato su uno spazio di 3.000 metri quadrati diviso su 3 piani per mettere in mostra l’intero universo del marchio.

 

 

La corsa ai mega progetti

Dal 2026 in poi, la mappa del lusso cinese sarà ridisegnata da una serie di progetti colossali. Hangzhou Westlake 66, per esempio, sfiderà il dominio di Hangzhou Tower con oltre 10.000 metri quadrati di retail e un Mandarin Oriental integrato. A Shanghai, la seconda fase di Taikoo Li Qiantan e il nuovo ITC di Xujiahui aggiungeranno decine e decine di metri quadrati di spazi premium, mentre Wuhan si prepara al debutto completo di SKP, con 44 edifici riconvertiti per ospitare boutique monomarca di altissimo livello. Il messaggio sembra chiaro: meno punti vendita, più grandi, più iconici, più redditizi. E soprattutto capaci di generare lo shock che oggi definisce il valore percepito di un brand.

Foto Chanel

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