La crescita di Hermés è la più “normal” degli ultimi 5 anni: +7,5%. Pelletteria “trainante”: +14%. Il ceo: “Sono ottimista”

Un’insoddisfazione che va presa con le pinze e valutata con attenzione. Hermés aveva già annunciato, lo scorso settembre, che la chiusura del 2016 non avrebbe cavalcato l’onda prorompente di alcune stagioni fa, ma si sarebbe inserita in una condizione di “normalizzazione”. Per cui, ecco che il bilancio dell’anno scorso, per la maison francese, si è attestato a quota 5,2 miliardi di euro, il 7,5% in più sul 2015, con un ultimo trimestre che ha registrato vendite per 1,5 miliardi di euro, pari al +8% su base annua. Buone notizie? Fino a un certo punto. Per la corazzata francese si tratta dell’incremento più basso, potremmo dire più “normal”, degli ultimi cinque anni. Ottima, in qualsiasi caso, la performance della divisione Pelletteria e Selleria, che si conferma la più dinamica per la griffe e nel 2016 è cresciuta del 14%. In perdita orologi e prodotti in seta. Vien da dire: finché c’è pelle, c’è speranza… Al di là delle battute, Hermés comunica di aver segnato +8% in Europa, +7% negli Stati Uniti, +9% in Giappone, +7% in Asia. A Bloomberg il ceo della griffe, Axel Dumas ha dichiarato che “stiamo notando una progressione del mercato cinese e una propensione rinnovata agli acquisti di beni di lusso. Sono ottimista sulla crescita di questo mercato”. Intanto, però, la diffusione dei dati di bilancio ha fatto perdere 2 punti percentuali al titolo, quotato alla Borsa di Parigi.

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