Le 6 mosse perché il Bello e Ben Fatto esporti 82 miliardi in più

Le 6 mosse perché il Bello e Ben Fatto esporti 82 miliardi in più

Calzature e pelletteria sono i settori di punta della moda all’interno del “Bello e Ben Fatto” italiano. Il settore oggi esporta 135 miliardi di euro e ha un margine di miglioramento di 82 miliardi. E, per riuscirci, può fare affidamento su tre leve. È il quadro che emerge dal rapporto “Esportare la dolce vita – Bello e ben fatto: il potenziale del made in Italy nel panorama internazionale che cambia”. Lo hanno realizzato il Centro Studi Confindustria in collaborazione con Unicredit. Hanno contribuito SACE, Netcomm e Fondazione Manlio Masi – Osservatorio nazionale per l’Area Affari Internazionali e gli scambi.

I mercati

Cina (con un potenziale incremento delle esportazioni del 40%), Emirati Arabi Uniti e Russia sono i mercati con il più alto potenziale di sviluppo. Soprattutto per le aree in cui il made in Italy è più forte: quelle racchiuse nelle tre F di Fashion, Food and Furniture. Più in generale, è di 62 miliardi (degli 82 totali) il potenziale aumento export che potrebbe essere generato dai Paesi avanzati. La restante parte potrebbe arrivare dai Paesi emergenti. Tra i 15 settori con il maggiore potenziale di crescita, calzatura (in ottava posizione) e pelletteria (undicesimo posto) non sono tra i primi. La pelletteria viene citata come settore di crescita per il mercato emergente dell’Arabia Saudita.

 

 

Le sei mosse

Quali sono le strategie per sviluppare l’export del BBF? Spronare l’UE a concludere nuovi trattati di libero scambio, in primis. Poi, accelerare la diffusione dell’e-commerce in Italia. Promuovere la presenza di beni BBF nelle vetrine digitali. Fare in modo che le piccole e medie imprese di subfornitura possano affermarsi con marchi propri. Favorire reti e consorzi di PMI e continuare, infine, la lotta alla contraffazione.

Il commento del ministro

Alla presentazione del report è intervenuto il ministro degli Affari Esteri. Luigi Di Maio ha evidenziato come nei primi 5 mesi del 2021 l’export italiano abbia superato i livelli record del 2019 . Poi si è soffermato sugli investimenti del Governo per la transizione digitale e ecologica. “Transizione e non shock ecologico altrimenti le imprese chiudono – sono le sue parole –. Dialoghiamo con l’Europa di questo perché occorre del tempo per trasformare le imprese. D’altronde l’Europa genera solo il 7% delle emissioni globali”. Sono altri i Paesi che devono diventare più ecologici, come India e Cina. Di Maio ha accennato anche al sostegno del settore fieristico, ai “50 milioni per il rebranding del paese” e alla lotta alla contraffazione e all’Italian sounding come interventi salienti per favorire l’export del Paese. (mv)

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