LVMH -7,14%, Kering -9,62%, Hermès -5%. La Cina frena, la guerra commerciale contagia il lusso

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Nel giorno della pubblicazione di una nota trimestrale tutt’altro che negativa (anzi, di crescita superiore alle aspettative), il titolo di LVMH ha perso in Borsa il 7,14%. Il colosso francese non è il solo a capitombolare: nelle stesse ore Kering cede il 9,62%, Hermès il 5%, Burberry l’8,09%, Ferrari, per venire a un marchio italiano del lusso, l’8,14%, così come Moncler il 10,85%. Può sembrare un controsenso, una strana alchimia finanziaria, che quando i risultati di vendita delle griffe vivono una tale stagione di crescita, il mercato azionario decida di punirle. Invece, secondo gli analisti, non lo è. Una traccia delle ragioni di debolezza si trova nella stessa nota di LVMH: nell’ultimo trimestre le vendite in Asia, con dinamiche diverse tra Cina e Giappone, risultano ancora in espansione, ma in netto rallentamento rispetto al semestre precedente. Le previsioni, complici la guerra commerciale tra Pechino e gli USA e i maggiori controlli doganali delle autorità cinesi sugli acquisti esteri dei cittadini in viaggio, frustrano l’industria del lusso. La stessa cornice che ha spinto Morgan Stanley ha tagliare le raccomandazioni per il settore luxury a “neutral”. Stando a il Sole 24 Ore, l’agenzia spiega che i titoli sono vulnerabili in vista di una eventuale “underperformance della crescita rispetto al valore di Borsa”, ma anche che “i multipli sono in media sui massimi da 23 anni”, che “la fiducia dei consumatori cinesi sembra aver toccato il picco” e che “la fase positiva di crescita dell’utile per azione sembra perdere forza”. L’alta gamma, insomma, è alle porte di una tempesta finanziaria che è solo parte di una più ampia minaccia di contrazione dell’economia globale: il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita del PIL mondiale per il 2018 e il 2019 dal +3,9% al +3,7%, con effetti diversi a seconda dei Paesi. Tra le cause del rallentamento, ancora gli effetti della guerra commerciale.

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