La possibile quotazione di Icicle a Parigi ci dice tutto sulle ambizioni della Cina nel lusso. I marchi locali stanno avanzando in uno dei mercati di riferimento del lusso, che è proprio quello domestico. E cavalcano il sentimento “guochao” col quale il consumatore è spinto a preferire marchi made in Cina. Ma ci sono anche altri elementi di competitività sul tavolo, come i prezzi più abbordabili. I marchi europei del lusso devono iniziare a preoccuparsi? Scopriamo la strategia cinese nel lusso.
La strategia cinese nel lusso
Il marchio cinese del lusso Icicle sta prendendo in considerazione un’offerta pubblica iniziale della sua società madre ICCF alla Borsa di Hong Kong o a quella di Parigi. Il marchio, scrive il Financial Times, potrebbe valere 1 miliardo di euro. Anche se una quotazione entro il 2026 appare improbabile, l’intenzione del brand è chiara: sviluppare l’export sfruttando il crescente interesse per i brand non occidentali. In Cina, non è una novità. I marchi di lusso locali hanno guadagnato quote di mercato. E la competizione con i brand occidentali del lusso, che qualche anno fa non c’era, comincia ad inasprirsi. Non a caso diversi marchi internazionali che avevano aperto negozi nelle città cinesi di secondo e terzo livello durante gli anni del boom, oggi li stanno diradando per concentrarsi sulle città principali.
La spinta dei consumatori
Sotto la spinta governativa, i consumatori cinesi stanno abbracciano la tendenza guochao. Una tendenza che sta cambiando la loro spesa non solo nella moda e nel lusso. Oltre al sentimentalismo, ci sono anche alcuni importanti elementi economici da considerare, primo fra tutti il prezzo. L’economia cinese non brilla, la bolla immobiliare non ha ancora esaurito gli effetti per cui un giovane cinese è più disposto a pagare un prezzo ragionevole per un prodotto made in Cina. Rispetto a un prodotto occidentale che costa 10 volte di più. Inoltre, i brand cinesi sono più disposti a sacrificare i margini. Bernstein stima che i ricarichi retail sui prezzi siano da quattro a cinque volte superiori al costo delle merci vendute, la metà di quanto applicato dai marchi europei.
E a livello di stile?
Anche a livello di stile, i marchi locali sanno come catturare i consumatori. E nei loro prodotti incorporano motivi storici, della tradizione e della cultura locale in modo più efficace rispetto ai marchi stranieri. Un esempio della crescente competitività della Cina nella moda è Laopu Gold, azienda di gioielli che ora ha una capitalizzazione di mercato di quasi 18 miliardi di dollari, rispetto a meno di 1 miliardo quando è stata quotata nel 2024. Un valore non lontano da quello col quale LVMH ha comprato Tiffany sei anni fa. Competitività che vediamo anche nel mondo delle sneaker con l’ascesa di Anta, nuovo azionista di maggioranza di Puma. L’immagine della Cina, fabbrica del mondo ed esportatrice di prodotti fake, sta cambiando. (mv)
Foto Icicle
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