Il 2026 della pelle si apre con un settore che vive una fase di trasformazione profonda. Nel primo numero dell’anno intitolato “Cosa sarà” raccontiamo un sistema che cerca nuove certezze mentre i big arrancano, i piccoli crescono, la filiera si riorganizza e l’Europa prepara regole che cambieranno il modo di produrre. Un numero denso, che attraversa creatività, manifattura, normative, automotive e tecnologia. Qui sotto una breve anteprima: il resto è tutto da leggere nel mensile.
Come sarà il 2026 della pelle?
L’editoriale “Cosa sarà” fotografa un 2026 che chiede meno slogan e più qualità. La crisi dei consumi e l’instabilità dei mercati mettono alla prova i big, mentre i casi di Sabato De Sarno e Dario Vitale (usciti precocemente da Gucci e Versace) mostrano quanto il sistema sia fragile nel gestire i talenti. Intanto cresce una nicchia di consumatori che cerca autenticità, aprendo a brand indipendenti e artigiani. È il caso di Brutus, che a Torino intercetta un pubblico maturo e curioso, o di Franzi, rilanciato con successo puntando su esclusività e personalizzazione. A questi si aggiungono nove storie di artigiani e piccole imprese che resistono grazie a social, retail diretto, sinergie produttive, superlusso, terzismo evoluto, strategie di riposizionamento e intelligenza artificiale.
Ricostruire “il cliente”
Una nuova linfa che arriva anche da progetti come Dragon Diffusion, Mespecta in Sardegna, Emmy Boo in Sicilia e Accricco nelle Marche, tutti accomunati da un modello: il made to order come risposta alla saturazione del mercato e alla ricerca di unicità. Le concerie, nel frattempo, osservano il fenomeno con attenzione. In un contesto segnato dall’effetto frusta post-2023, iniziative come Quick Ship di SIRP o il lavoro di Hashtag Florence ed Esposito Pellami mostrano come la filiera stia cercando di ricostruire quel “ceto medio” di clienti che un tempo garantiva stabilità.
Gli altri temi
E poi il tema più complesso: quello regolatorio. Affrontato nell’intervista al presidente di CEC, dalla quale emerge una richiesta chiara all’Europa: legiferare sì, ma sostenendo le imprese nella transizione, con tempi realistici e difesa dalla concorrenza extra-UE. Sul fronte industriale, invece, l’automotive di alta gamma continua a investire: Lamborghini raddoppia la Selleria e ottimizza i flussi produttivi, confermando che la pelle trova ancora spazi di eccellenza nelle nicchie più alte. A monte, il settore dei macchinari vive una fase di consolidamento: l’acquisizione di Todesco da parte di Gemata è solo l’ultimo tassello di un processo che ridisegna la tecnologia per la pelle. Senza dimenticare le rubriche. Dall’impatto delle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina sulla moda fino a un nuovo trend nel mondo delle calzature. Più una novità: “Dietro la lavagna”. Nel primo numero ci chiediamo perché la scelta democristiana di Cloud Dancer, il colore dell’anno secondo Pantone.
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Foto Mauro Talamonti
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