Per Salvatore Ferragamo fin qui un anno nero (-3,3%) riscattato da un terzo trimestre positivo. Ma alla Borsa non basta

Ricavi al 30 settembre 2018: -3,3%. Ebitda: -7,9%. Utile netto: -17,5%. Malgrado nel periodo luglio-settembre 2018 le vendite di Salvatore Ferragamo segnino una piccola riscossa (+3,9%), il dato complessivo dei nove mesi dell’anno vede il giro d’affari del gruppo attestarsi a 972 milioni di euro, con cali nei due principali canali (retail, -3,2%, e wholesale, -3,1%) e nei principali mercati (Asia-Pacifico, -1,9%, Europa, -5,5%, e Nord America, -4%). In una nota economica dalle forti tinte scure, ci sono anche segnali positivi: del ritorno al segno più nel terzo trimestre si è già detto; ma c’è anche il recupero delle vendite delle borse e degli accessori in pelle (+3,4%), che compensa almeno in parte il risultato negativo delle calzature (-4,3%). “Abbiamo concluso un trimestre di transizione – è il commento affidato alla stampa del nuovo ceo Micaela Le Divelec Lemmi – abbiamo visto i primi segnali legati alla nostra strategia”. Non abbastanza per ridare slancio a un gruppo impegnato in un faticoso processo di ristrutturazione del management, da mesi al centro di rumor su una sua possibile cessione e che di recente ha perso la figura guida di Wanda Ferragamo. Malgrado gli analisti di Reuters prevedessero un risultato nei 9 mesi anche peggiore di quello conseguito (968 milioni di euro), Piazza Affari ieri ha salutato la pubblicazione dei risultati trimestrali con il calo del 2,7% del titolo di Ferragamo, riporta teleborsa.it.

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