Il crac del gigante dei mari Hanjin coinvolge le pelli USA dirette in Asia (e non solo). Prime tensioni sulle trattative

Da un lato ci sono i problemi di oggi, cioè i prodotti bloccati nelle stive degli 85 porta-container in mare che non hanno più i soldi per pagare l’attracco nei porti dove sono diretti. Dall’altro ci sono le ripercussioni sul prossimo futuro, perché dal crac di Hanjin deriverranno aumenti per il costo del trasporto che non possono non avere ripercussioni su quello delle merci. Il fallimento della compagnia di navigazione sudcoreana Hanjin, uno dei maggiori shipper al mondo che dopo aver dichiarato la scorsa settimana bancarotta non è in grado ultimare la consegna dei beni stoccati nei suoi cargo, rappresenta un duro colpo per l’intera area pelle, a monte e a valle della filiera. “Mi risulta che su quelle navi viaggiassero anche pelli e croste – commenta il trader Francesco Matelli –, indirizzate soprattutto verso l’Asia. La Corea del Sud è un grosso acquirente di croste italiane”. E ora? “Già ci sono delle tensioni nelle nuove trattative – riconosce Matelli –. C’è un aumento dei costi a cui si risponde col tentativo di scaricarli sul prezzo del materiale”. Il crac Hanjin è una cattiva notizia anche per le maison di moda. Tra le merci intrappolate nei container (che ammontano a un valore complessivo di 14 miliardi di dollari) ci sono prodotti Hugo Boss, Ralph Lauren e Nike. Secondo FDRA (la federazione USA dei distributori di calzature) il ritardo della consegna comporta più di un danno. Innanzitutto, mentre il governo di Seoul si dice pronto a stanziare un prestito ponte per risolvere il problema delle navi bloccate, circola voce che alcuni porti asiatici stiano chiedendo direttamente ai brand di pagare il costo di attracco e scarico dei container. Si rallenta poi la possibilità di soddisfare la domanda, con un ulteriore colpo ai margini delle griffe quando si programma l’ultimo terzo dell’anno e si viene da stagioni commerciali condizionate in senso negativo dal clima. Infine, il tracollo Hanjin fotografa l’impoverimento del panorama delle compagnie commerciali di navigazione, che secondo FDRA già prima non erano sempre adeguate alle esigenze della distribuzione globale. (rp)

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