Etiopia, dove il dazio avvantaggia… i cinesi

La notizia che Huajian Group, il gigante cinese della calzatura, investirà in Etiopia 2 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni (http://mdplaconceria.blogspot.it/2013/05/linvestimento-di-huajian-in-etiopia-due.html, nella foto l’interno del suo attuale calzaturificio di Addis Ababa), conferma quanto sostiene una nostra fonte, ben introdotta nel mercato locale della pelle: l’Etiopia sta diventando la piattaforma logistica della Cina verso il mercato europeo. Il tutto, con ricadute molto relative sullo sviluppo socioeconomico del Paese, dove le concerie locali, nonostante l’imposizione del famigerato dazio del 150% su grezzo, wet blue e crust, lavorano a singhiozzo, strette tra la necessità di comprare all’estero macchinari e prodotti chimici e forti ristrettezze finanziarie, dovuti all’assenza di finanziamenti (pubblici e bancari) alle aziende. “La forza geopolitica cinese in Etiopia è enorme, imbattibile. Arrivano, investono grandi capitali, costruiscono strade e infrastrutture, il tutto con un approccio che gli europei non hanno più: i cinesi non si preoccupano solo del guadagno immediato, investono senza timore con un orizzonte temporale vastissimo>. E soprattutto, sono bravissimi a trattare a livello governativo. Così facendo in Etiopia, ma anche in molta parte dell’Africa, sono diventati egemoni, provocando forti tensioni nella domanda di pelli e i conseguenti, inevitabili, aumenti di prezzo, che tagliano fuori le concerie locali dagli acquisti. Risultato: un dazio che dovrebbe esistere per favorire la crescita nazionale, non avvantaggia le concerie locali, ma quelle di proprietà straniera, soprattutto cinese.

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