Alla moda italiana servono oltre 46.000 addetti in 5 anni: ma non ci sono

Allarme rosso lavorativo per il made in Italy. Vuoto professionale in vista per il settore fashion, che nei prossimi 5 anni potrebbe aver bisogno di decine di migliaia di addetti, senza garanzie sulla possibilità di trovarli sul mercato del lavoro. A segnalare il pericolo è Altagamma che ha presentato a Montecitorio il libro “I talenti del fare“, coordinato dai professori Stefano Micelli e Arduino Salatin. Dal report emerge che da qui al 2023 i settori dell’automotive, della moda, dell’alimentare, dell’ospitalità e design avranno bisogno di oltre 236.000 nuovi lavoratori con specifiche competenze tecniche e scientifiche. Trovarli non sarà facile in quanto, sempre secondo il rapporto, solo il 30,7% dei ragazzi che esce dalle scuole medie si iscrive a un istituto tecnico per continuare la propria formazione e appena il 15% opta per un professionale. Nello stesso arco temporale, inoltre, il mercato del lavoro potrà contare su circa 665.000 laureati in materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche contro un’esigenza compresa tra 800 e 900.000. Guardando nello specifico dei vari settori, l’automotive necessiterà di circa 89.400 tra progettisti di prodotti e materiali, meccatronici, montatori e manutentori; la moda di circa 46.600 nuovi addetti tra i quali specialisti in calzature, pelletteria, sartoria, tessuti, maglieria e prototipisti; e poi ci sono i circa 18.300 artigiani specializzati ricercati dalle imprese del design. A confermare i bisogni delle imprese sono stati anche il ceo di Fendi Serge Brunschwig e quello di Automobili Lamborghini Stefano Domenicali, intervenuti nel corso della presentazione del volume. Ad oggi Altagamma stima che il 30% dei candidati ricercati sia introvabile, e in particolare la moda è uno dei settori dove si fa più fatica a individuare nuove risorse umane qualificate. E così le aziende provano ad anticipare il problema, costituendo al loro interno delle Academy dedicate in cui formare i ragazzi collaborando con le scuole e con altre aziende del loro stesso settore. (art)

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