Una nuova collezione, due collaborazioni e, mettiamo le cose in chiaro, una nuova dichiarazione d’intenti. Il secondo atto di Pierpaolo Piccioli da Balenciaga si apre con una domanda (o una considerazione): come si veste un corpo che vive nel presente, tra frizione e movimento. Il creativo lavora sul corpo e parte da questo presupposto per rimetterlo al centro, con una lucidità rara, trasformando Balenciaga in un laboratorio di verità quotidiana. La collezione autunno-inverno 2026, presentata oggi attraverso i canali della maison, gioca con la coerenza dei codici. Un esercizio di continuità con cui il designer romano svela la sua idea di guardaroba maschile, oltre a consolidare quello femminile. E poi due collaborazioni, con Manolo Blahnik ed Nba. Un altro capitolo che attraversa la modernità. E che, nel farlo, ridefinisce cosa significhi oggi vestire.
Balenciaga lavora sul corpo
Per questa nuova collezione Piccioli ha deciso di scandagliare Balenciaga prima di reinventare. Ripartendo così dalle metodologie di Cristóbal e da quella capacità di indagare il corpo. Il tutto per dare vita a un dialogo serrato tra tecnologia e fisicità. Le silhouette si muovono tra street e couture, e il richiamo al mondo dello sport è la base sui cui si costruisce il discorso. Senza mai dimenticare una tensione interna: il corpo come unità di misura. Gli abiti vengono fotografati per strada, in palestra, negli interstizi della vita reale, come se la collezione dovesse dimostrare la propria capacità di abitare il mondo prima ancora che la passerella. È qui che Piccioli mostra la sua forza. Non c’è nessuna intenzione di estetizzare la quotidianità, quanto piuttosto quella di assumerla come condizione. E così i capi maschili, dalle mantelle in pelle fino ai cappotti lunghi in neo-gazar, diventano ibridi tra sartoria e sportswear, strumenti di una nuova eleganza funzionale (che tira in ballo anche il suo predecessore Demna). Per la donna, invece, la radicalità passa attraverso gesti amplificati: guanti da opera, cappelli drappeggiati, tacchi sottili che convivono con felpe e pelle. Tutto è studiato per non dare l’idea di una gerarchia. Ma solo la sensazione di uno stile stile che si piega, si torce, si adatta.
Un lusso quotidiano
Dalla collab con Nba vengono fuori pezzi che si ispirano al mondo del basket. T-shirt in pelle col numero 10 (iconico per la maison), tracksuit, coach racket, tutto richiama quel mondo. Insieme a Manolo Blahnik, invece, gli accessori acquistano spessore. Ma su tutta la collezione aleggia una domanda semplice quanto spietata: cosa significa lusso oggi? Piccioli risponde eliminando il superfluo, riportando tutto a un gesto asciutto. Gli accessori seguono la stessa logica: la nuova borsa“Le City” diventa una scultura essenziale, “Le 7” uno studio di morbida precisione. Un lusso che forse si manifesta nella continuità, nel rispetto delle origini, nella capacità di non tradire mai il proprio linguaggio. E anche questa volta Piccioli non cerca l’effetto. Forse cerca la verità attraverso una personale idea di moda. Un passo avanti senza rumore che però racconta tanto.
Foto Balenciaga
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