È il segmento a dire dove si può spingere la moda? Topshop deriso per gli shorts, Balenciaga acclamato per il bracciale

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Tutto è soggettivo, figurarsi i gusti in fatto di abbigliamento. Quindi ci sta che una proposta come gli short in pelle che trasformano i pantaloncini da ciclista in un capo modaiolo possa non piacere a tutti (così come l’idea di abbinarli a un blazer). Lascia perplessi, però, quando a determinare la possibilità che il grande pubblico recepisca, o meno, una novità fashion sia il segmento della griffe che lo propone sul mercato. È proprio quello che è successo a Topshop, multinazionale britannica derisa sui social (come riepiloga con una compiaciuta malizia the Daily Mail) per i suoi Leather Cycling Shorts: un’offerta velocemente etichettata come pacchiana. Ma c’entrerà il fatto che è rivolta al grand pubblico, e non a quello di élite? Sappiamo come sia un vezzo dell’industria del fashion trasformare in lusso quello che prima non lo era. Il sospetto che ci sovviene è che l’opinione pubblica accetta tanto eclettismo solo se lo sforna la griffe giusta. Perché proprio mentre i pantaloncini Topshop (venduti a 175 euro) sono rigettati dal corpo dei consumatori come un patogeno alieno, Balenciaga se ne esce con l’ultima trovata: un braccialetto foderato in pelle e con l’anima in metallo, di quelli che si chiudono di scatto intorno al polso. Prezzo al cliente per quello che di solito è considerato un accessorio per divertire i bambini? 195 dollari su mytheresa.com. Demna Gvesalia, però, è considerato un genio.

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