Ci sono passaggi, nella moda, che lasciano il segno. E ci sono addii destinati a segnarla per sempre. Uno di questi è la morte di Valentino Garavani (93) che si è spento oggi nella sua residenza romana. L’unico Imperatore della moda, così come era universalmente riconosciuto, ha trasformato la capacità di creare abiti in linguaggio globale. Nato a Voghera nel 1932, cresciuto tra schizzi e stoffe francesi, Valentino ha inseguito la couture con una tigna rara. E proprio la couture gli ha restituito il successo mondiale. A Milano aveva imparato a disegnare, a Parigi a costruire un abito, a Roma come fondare un impero. Per diventare mito.
L’unico Imperatore della moda
Nel 1959 la prima sfilata (artigianale, primordiale) in Via Condotti, a Roma. Dove Valentino era tornato per mostrare i progressi fatti a Parigi. Nel 1960 l’incontro con Giancarlo Giammetti, storico socio, braccio destro, per dieci anni compagno. Proprio da quel momento Garavani non è più solo un giovane talentuoso, ma il nome che vestirà first ladies, principesse, dive e donne che volevano, e potevano, essere guardate. Il percorso è lineare solo in apparenza. Parigi gli insegna la disciplina, Roma gli offre la scena, Giammetti la visione imprenditoriale. Insieme costruiscono un marchio che non vende semplicemente abiti, ma un’idea di eleganza. Jackie Kennedy, Audrey Hepburn, socialite americane, le star del cinema: tutte trovano in Valentino un modo per vivere, per incarnare un’idea di lusso a trecentosessanta gradi.
L’iconico rosso
Ma è il suo rosso, codificato, riconoscibile, irripetibile, a diventare un marchio più potente di qualsiasi logo. Un colore che assomiglia a un proclamo. Per 45 anni Valentino ha offerto alle donne un ruolo preciso: non muse, non clienti, ma protagoniste. Indossare l’abito giusto al momento giusto. Vestire lo spirito dei tempi quando i tempi permettevano. Costruire, attraverso la moda, quanto di più vicino al concetto di sogno. Con la sua scomparsa si chiude una stagione irripetibile della moda italiana. L’ultima sfilata nel 2008: la couture nel suo senso più puro. Impeccabile, classica. Rimane il mito, rimane l’estetica, rimane quel rosso che continua a raccontare chi era davvero Valentino: un uomo che ha fatto della bellezza un mestiere, sempre alla ricerca di un’idea di perfezione quasi mai mediata da compromessi.
Foto Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti
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