La Moda Uomo nel 2018 cresce dell’1,5%: l’abbigliamento in pelle perde nell’export, va meglio in Italia

L’abbigliamento in pelle frena nell’export, ma tiene sul mercato nazionale. Nel bilancio preconsuntivo del 2018 elaborato da SMI – Sistema Moda Italia sulla base delle stime del Centro Studi di Confindustria Moda, il fashion maschile italiano dovrebbe aver raccolto un fatturato superiore ai 9,4 miliardi di euro (+1,5% sul 2017). Se l’export complessivo, che vale più dei due terzi del giro d’affari totale, cresce del 3,9%, il valore della produzione della moda Uomo cede il 2,8% a causa dell’ulteriore arretramento dei consumi interni (-4,6%). Le importazioni crescono del 6,4%. Analizzando i dati per categoria di prodotto, da gennaio a settembre l’export dell’abbigliamento in pelle cede il -4,2% e anche l’import è in terreno negativo: -6,8%. Per la pelle l’unico (flebile) sospiro di sollievo arriva dal mercato interno. Nella scorsa A/I 2017-18 il sell-out di moda maschile archivia un calo pari al -2,2%. Solo camiceria e confezione in pelle maschile sono (leggermente) in positivo, segnando rispettivamente +0,2% e +0,1%. I dati a volume invece indicano una crescita del 2,3% per i capi in pelle. Per il 2019, le rilevazioni campionarie condotte dal Centro Studi di Confindustria Moda su un campione di aziende di moda maschile associate a SMI, indicano una “stabilità” delle condizioni congiunturali sperimentate nel corso del 2018. Anche dall’analisi della raccolta ordini per la prossima Primavera/Estate, emergono indicazioni di basso dinamismo per la domanda sia nazionale sia estera. (mv)

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