Pitti Uomo, quanto cocco negli accessori. La pelle invade l’abbigliamento, ma i dati settoriali sono negativi

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La rivincita del coccodrillo che però versa lacrime (vere) per l’andamento dell’abbigliamento in pelle. Ha preso il via stamane a Firenze Pitti Uomo, manifestazione con tantissimi brand che stanno presentando le proprie creazioni in pelle. Non solo abbigliamento, calzature e borse, ma anche dettagli per occhiali e gioielli. Numerosi i marchi che utilizzano pelle di coccodrillo o di alligatore. Il brand giapponese Beaugrand di Ikeda Kohgei esibisce una collezione di borse in coccodrillo, così come gli italiani Giosa Milano e Paolo Scafora Napoli (scarpe), il francese Aïzea (che utilizza bisonte, pitone e alligatore del Mississippi) e il tailandese Ammoment, che utilizza la preziosa pelle del coccodrillo del Nilo. Pelle in primo piano anche per il brand marocchino Casablanca 1942 (calzature), il francese Chapal (borse, calzature e abbigliamento) e il giapponese Backlash che produce total look in pelle italiana. Pitti è anche l’occasione per fare il punto della situazione dell’abbigliamento maschile. Secondo i dati diffusi da Sistema Moda Italia, nel 2017 il fatturato dell’abbigliamento in pelle ha perso oltre il 2% (+3,4% il dato di settore) mentre il sell-out perde il 5% “contenendo, comunque, la contrazione rispetto al segmento donna” sottolinea la nota secondo la quale, il 2018 si è aperto con un deciso peggioramento complessivo rispetto al gennaio-febbraio 2017 e un arretramento del fatturato dell’abbigliamento in pelle del 3,7%. (mv)

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