1° gennaio 2014: più facile per i protezionisti pakistani esportare pelli nell’Ue

Con il suo dazio all’export del 20% su grezzo e wet blue, il Pakistan è uno dei Paesi più protezionisti dell’area pelle internazionale. Un protezionismo che danneggia la conceria italiana ed europea, esponendole in tutto il mondo alla pesante e sleale concorrenza di Islamabad. Cosa fa l’Unione Europea per difendere le sue imprese della pelle? Quanto segue. Dal primo gennaio, e a tutto il 2017, il Pakistan potrà esportare pelli e tessuti nella Comunità Europea a ridotto tariffario doganale. Questo è il risultato del voto tenuto giovedì scorso dal Parlamento di Bruxelles che ha respinto una mozione di disegno opposto (406 voti a favore, 186 contro). Il cosiddetto GSP+ (Generalised Scheme of Preferences) è stato concesso anche ad altri dieci Paesi, ma è sul Pakistan che ricadrà il maggiore impatto considerati i volumi commerciali, in quanto la Comunità Europea rappresenta il primo partner commerciale di Islamabad.  Il GSP+ garantisce che il 20% degli scambi sarà totalmente privo di dazi mentre l’80% si svilupperà a tariffe preferenziali. Quelle incluse nel GSP+ sono circa 6.000: il Pakistan ne beneficerà di 2.500, 800 delle quali appartengono al settore conciario e tessile che rappresentano la metà (9,5 miliardi di dollari) del suo fatturato nazionale. Il governatore del Punjab, Chaudhry Sarwar, ha affermato che, grazie a questa decisione, il Paese fatturerà un miliardo di dollari in più. Per accedere al gruppo di Paesi facilitati, Islamabad ha dovuto mostrare progressi in termini di diritti umani, lotta al terrorismo, non proliferazione nucleare, emigrazione e sviluppo della cooperazione. (pt)

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