Chiusure, licenziamenti, ferie forzate. In Argentina l’import selvaggio stronca la calzatura nazionale

Calzatura argentina sotto pressione. Secondo Alberto Sellaro, presidente della Camera dell’Industria Calzaturiera di Buenos Aires, nel 2016 il settore ha perso 4.000 posti di lavoro ed è possibile che altre perdite possano essere registrate nei primi mesi del 2017. Il comparto è passato da una produzione di 125 milioni di paia nel 2015 a 111 milioni nel 2016, con una diminuzione dell’11,2%, di cui solo 2 milioni di paia vengono esportate. Il resto viene venduto sul mercato interno che ha diminuito i consumi del 6,2% nel 2016. A minacciare l’industria calzaturiera argentina è soprattutto l’import (da Brasile e Cina in particolare) che è cresciuto del 22% nel 2016 e del 62% nei primi 45 giorni del 2017. “Il governo aveva promesso che non sarebbero entrati in Argentina più di 24 milioni di paia nel 2016 e, invece ne sono arrivati 27,3” si lamentano gli imprenditori. L’alto costo del lavoro dovuto anche alla pressione fiscale, al contrabbando e al cambio della valuta pesano sulla competitività. “A Cordoba, il 70% delle fabbriche ha chiuso o ha sospeso la produzione” ha detto Albado Hugo, leader della Camera dell’industria calzaturiera locale. Sellaro ha elencato come: “La griffe Herzo un mese fa ha chiuso il suo stabilimento di La Rioja, Yaguar di Valentin Alsina a Buenos Aires ha tagliato un centinaio di dipendenti, da Wyler’s di Alcorta ci sono stati 57 licenziamenti volontari e Alpargatas ha recentemente chiuso due stabilimenti”. (mv)

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