Guardare Milano per capire il mercato: Abercrombie out, Uniqlo in

Quando si parla di fashion, Milano è un’ottima cartina al tornasole da molti punti di vista. Ad esempio quello retail. Abercrombie & Fitch ha appena annunciato la chiusura di tre store: New York, Fukuoka e, appunto, Milano, un tempo celebre anche per le lunghe file per i selfie con i commessi-modelli. Il marchio statunitense, fresco di tracollo in Borsa, paga una condizione critica che non si attenua. Il retailer ha chiuso il 4 maggio il primo trimestre fiscale, con un fatturato di 734 milioni di dollari, in linea ai 731 milioni dell’anno prima e con le previsioni degli analisti di 733 milioni. Le perdite (19,2 milioni) risultano in riduzione rispetto ai 42,4 milioni dello stesso periodo del precedente esercizio, ma le deboli previsioni per il secondo trimestre, con ricavi in aumento entro il 2% e vendite comparate invariate, allarmano il mercato.
Chi viene, chi va
Tornando alla centralità di Milano, non è un caso che parta dal capoluogo lombardo l’assalto di Uniqlo al mercato italiano. Il brand di punta di Fast Retailing (19,7 miliardi di dollari fatturati nell’ultimo esercizio chiuso nell’agosto 2018) passerà all’azione il 13 settembre, quando alzerà il sipario del negozio di piazza Cordusio, a poche centinaia di metri dal Duomo e di fronte a Starbucks. In realtà la volata del marchio nipponico sull’Italia è partita due mesi fa con il lancio dell’e-commerce dedicato. Il negozio occuperà 1.500 metri quadrati di superficie, divisi in tre piani, e darà lavoro a circa cento persone. “Siamo onorati e fieri di aprire il nostro primo store italiano a Milano – ha dichiarato al Sole 24 Ore Kohsuke Kobayashi, ceo per l’Italia di Uniqlo –. Abbiamo da sempre una grande e sincera stima degli italiani e della loro eredità culturale”. (mv)

Immagine da Google Maps

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