India, l’export dell’area pelle tira il freno a mano: -9,9%. Puniti per la sostenibilità, i conciatori sperano nel mercato interno

Nell’anno fiscale 2015-2016 il fatturato estero dell’area pelle indiana ha toccato quota 5,8 miliardi di dollari (circa 5,4 miliardi di euro). Vuol dire che in un anno il valore delle esportazioni di scarpe, guanti, accessori e pelle indiana è calata del 9,9%. Il calo dell’export della pelle finita, invece, sarebbe del 3.4%. Lo comunica il CLE (India’s Council for Leather Export), che però al dato per niente rassicurante cerca di trovare possibili interpretazioni positive. La prima viene dal mercato domestico. Contando anche i beni venduti in India, il giro d’affari dell’area pelle indiana è di 12 miliardi di dollari (11,1 miliardi di euro). E proprio la crescita della domanda interna, in quantità e in qualità, può trasformarsi in una risorsa per la pelle indiana. Lo stesso CLE sostiene che nel prossimo anno a Nuova Delhi si venderanno 5 miliardi di paia di scarpe, con un fabbisogno di 3,71 paia pro capite, in crescita rispetto alle 2,2 dell’anno scorso. Questo non vuol dire che l’India rinunci a esportare, anzi cerca nuove soluzioni. Gli imprenditori dell’area pelle ammettono che nel calo del business c’entri la cattiva reputazione che la manifattura locale ha in termini di sostenibilità, e per questo contano sul fatto che gli sforzi fin qui adottati per migliorare il sistema possano risollevare gli affari. Ma non solo. A metà mese il CLE ha in agenda appuntamenti con le delegazioni di 20 governi africani e con quello russo per valutare l’apertura di nuovi sbocchi commerciali. Non fa paura, invece, il protezionismo trumpiano. Secondo RK Jalan, presidente CLE per l’India del Nord, “negli USA non ci sono più fabbriche e, seppure, ci fossero, mancherebbero gli addetti per farle lavorare”. C’è fiducia, quindi, che i rapporti commerciali rimangano saldi. Minore fiducia, invece, ce l’hanno gli operatori locali ancora afflitti dalle conseguenze della demonetisation. Secondo Sauer Report, nel distretto del Kanpur i bottali lavorano ancora al 20-25% della capacità, mentre solo le 4-5 aziende più grandi hanno ripreso le attività. (rp)

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