+100% (e oltre) nel 2022: alla scoperta del “fenomeno Bruzziches”

+100% (e oltre) nel 2002: alla scoperta del “fenomeno Bruzziches”

Fenomeno Bruzziches. Nel 2022 il marchio di borse Benedetta Bruzziches ha più che raddoppiato il fatturato. E ora pensa in grande, con una linea di calzature e con una nuova sede. L’azienda di pelletteria è arrivata a 5 milioni di euro di fatturato, dà lavoro a 20 dipendenti e oltre 40 sarte a domicilio. La scintilla è partita, alcuni anni fa, a Lineapelle. Poi, l’attività è partita nel garage sotto casa adibito a laboratorio e si è sviluppata grazie alla strategia di puntare su una produzione di altissimo livello. Ci racconta tutto Benedetta Bruzziches, 37 anni, di Caprarola (Viterbo).

Il “fenomeno Bruzziches”

Chi è Benedetta Bruzziches?

Dopo lo IED a Roma e una breve esperienza da Romeo Gigli, a Lineapelle ho incontrato un espositore indiano che produceva accessori in pelle intrecciata. Mi ha offerto di disegnare borse per lui. Sono partita per Madras a 23 anni e poi sono tornata con l’idea realizzare le mie.

E i primi passi del brand?

Una storia dai contorni rocamboleschi. Abbiamo incontrato tante difficoltà per trovare un producer per cui, a un certo punto, abbiamo pensato che le borse ce le dovevamo fare da soli. Ma a Caprarola non c’era nessuno che le faceva. Insieme a mio fratello Agostino abbiamo pensato che, comunque, dovevamo fare il meglio con ciò che avevamo. Così abbiamo acquistato le macchine su ebay e da imprese i cui beni erano stati confiscati. E le abbiamo sistemate nel garage di casa. E poi abbiamo ingaggiato un formatore che ci ha insegnato a fare le borse.

Il valore di ciò che dura e il rispetto per chi compra

Su quali valori avete puntato fin da subito?

Abbiamo puntato su ciò che consideriamo duraturo, come la famiglia, la storia. Nelle borse ci sono i nostri valori e tra questi il rispetto per chi ci acquista: borse belle e ben fatte, curate nei dettagli perché solo così avremmo potuto fare la differenza. Non certo con la comunicazione, per fare un esempio. Molti giovani emergenti si trasferiscono a Milano per concentrarsi sul design, ma magari perdono di vista l’aspetto produttivo.

Chi è oggi Benedetta Bruzziches?

Guido insieme a mio fratello un’azienda che produce 30.000 pezzi l’anno, che ha 20 dipendenti interni e 40 sarte che lavorano a casa. Il 2022 lo abbiamo chiuso a 5 milioni di euro più del doppio rispetto al 2021. E abbiamo testimonial di fama internazionale.

 

 

Il segreto del successo

Come spieghi questa crescita?

Prima di tutto credo che le aziende uscite dalle crisi si siano fatte le ossa e sappiano bene come muoversi nel mercato. Poi, c’è il consumatore che apprezza esclusività, unicità, qualità e un prezzo accessibile. Ed è ciò che offriamo con le nostre borse. Oggi conta il valore, quanto il consumatore è disposto a pagare per quel prodotto e non il prezzo.

Nella calzatura mancano le orlatrici a domicilio, tu hai 40 sarte che lavorano in casa: come ci sei risucita?

Caprarola è il regno della nocciola, ma lo era anche della maglieria. Con l’industrializzazione le sarte, che lavoravano in casa, sono rimaste disoccupate. Mancava loro un’opportunità sociale di crescita. Noi abbiamo semplicemente riattivato una potenzialità già esistente. Credo che il fatto di aver smarrito per strada questa flessibilità abbia compromesso la salute della manifattura italiana.

Cosa cuciono le sarte?

La maglia metallica (di cristallo) che può essere solo cucita a mano e che ci sta dando grandi soddisfazioni.

E la pelle?

I nostri modelli iconici sono in pelle (nella foto, tratte da benedettabruzziches.com). Altri in collezione sono in pelle, che c’è e ci piace.

La produzione e le scarpe

Avete avviato anche una linea di scarpe?

Sì, è stata lanciata lo scorso settembre e ha belle prospettive. La calzatura è stata una grande scoperta per noi. Abbiamo replicato la filosofia delle borse, con un livello di ricerca altissimo. Sono disegnate da me col mio team: siamo in 4.

Dove producete?

In alcune regioni italiane e nella nostra sede di Caprarola dove ci concentriamo sulle lavorazioni più complicate. Poi, ad aprile, ci trasferiremo nella nostra nuova sede da 2.000 metri quadrati nella zona industriale di Viterbo. Abbiamo 5 laboratori a Caprarola e da un po’ di tempo stavamo pensando a una nuova sede.

A Caprarola cosa rimarrà?

Le sarte, la famiglia e il cuore. (mv)

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