Giulia Ligresti, dalla pelletteria al carcere

L’arresto dell’intera famiglia Ligresti, eseguito ieri per ordine della Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai, ha un legame con la pelletteria. Giulia Maria (nella foto), una delle tre figlie di Salvatore Ligresti, avrebbe infatti utilizzato importanti risorse del gruppo per finanziare la propria attività imprenditoriale nel settore delle borse. La società Gilli, fondata nel 2002, non ha mai chiuso un bilancio in attivo, bruciando 10,5 milioni di euro in dieci anni tra lancio, attività e affitto di prestigiose location (tra cui il flagship di via della Spiga a Milano e il negozio di piazza di Spagna a Roma). Per un breve periodo era stata avviata una partnership tra Gilli, Fiat e Lapo Elkann, senza però ottenere successo. Le indagini della magistratura puntano a far luce sul rapporto tra il gruppo e Gilli, divenuta azienda fornitrice del gruppo Ligresti, incassando quasi un milione di euro in tre anni per realizzare borsette assicurate contro furti e rapine. Inoltre, la controllata Gilli Communication ha percepito 1,7 milioni nel 2010 per realizzare le campagne pubblicitarie di Dialogo e Fonsai. Giulia Maria Ligresti non era però soltanto la “patron” di Gilli. Tra il 2008 e 2012, scrive il quotidiano Il Sole 24 Ore, incassò 15,38 milioni di euro per aver ricoperto le cariche di presidente e amministratore delegato di Premafin.

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