“Altro che Retail Apocalypse: cresciamo!”. La risposta italiana alla crisi del multimarca di lusso

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Ognuno ha la sua ricetta: chi integra i canali, chi l’online lo esclude, chi ci investe. Di certo c’è che, mentre i department store statunitensi sono falcidiati dal Retail Apocalypse, la distribuzione italiana del lusso gode di buona salute: i principali player, riporta un’inchiesta del Sole 24 Ore, crescono a doppia cifra. È il caso di Sugar di Beppe Angiolini, che punta a una progressione del fatturato al +20% su un 2016 chiuso a 56 milioni di euro di giro d’affari. Tra le novità, ci sono il potenziamento dell’e-commerce (“Forse un po’ in ritardo rispetto ad altri. Oggi ricavi online crescono più di quelli offline”) e nuovi store fisici: uno in dirittura d’arrivo ad Arezzo e uno in programma a Milano. Il gruppo Franz Kraler, 6 boutique tra Cortina D’Ampezzo e Dobbiaco, esclude il digitale, e si accinge a tagliare il nastro di una nuova boutique in Veneto: “La nostra è una realtà romantica – dicono –: il legame con il territorio per noi è fondamentale”. E paga, dal momento che nel 2017 il giro d’affari dovrebbe attestarsi a 50 milioni di euro, in crescita del 14% su base annua. Chi invece ha trasformato il digitale in un fattore di crescita sono i siciliani di Stefania Mode: “Quattro anni fa ci siamo aperti all’online con Farfetch e nel 2015 abbiamo lanciato il nostro e-commerce”, raccontano. Il 65% dei 100 milioni di fatturato oggi arriva da lì. Il prossimo step, comunque, è un negozio a Sankt Moritz a insegna stafaniamode.com. Perché i mondi, inevitabilmente, si contaminano.

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